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A Roma la tazzina può salire a due euro entro Capodanno: Unimpresa segnala rincari del 40%

A Roma la tazzina può salire a due euro entro Capodanno: Unimpresa segnala rincari del 40%

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Il caffè al bar a Roma rischia di toccare quota due euro entro Capodanno, con un rincaro stimato del 40% rispetto a dicembre 2024 secondo il centro studi di Unimpresa. La spinta ai prezzi arriva da cambiamenti climatici nelle aree di coltivazione, tensioni geopolitiche e fenomeni speculativi, mentre nel Lazio la domanda rimane elevata.

Prezzi e fattori di pressione

Le proiezioni di Unimpresa indicano un mercato sfavorevole che si riflette sui listini dei bar della Capitale. L’aumento dei costi all’origine e lungo la filiera riduce i margini, con possibili adeguamenti già entro fine anno. A Roma, dove la tazzina al bancone è un’abitudine radicata, gli operatori valutano ritocchi in grado di salvaguardare qualità e sostenibilità economica.

Le scelte dei consumatori nel Lazio

Un’indagine AstraRicerche per il Comitato italiano del caffè di UnionFood segnala che il caffè piace al 97,6% dei residenti del Lazio e il 77,4% ne consuma almeno uno al giorno. A dispetto della tendenza nazionale verso cialde e capsule, a Roma prevale la moka, scelta dal 64,2% dei consumatori, segno di una tradizione domestica che convive con il consumo fuori casa.

La filiera tra margini e investimenti

«I rincari dei listini sono solo dei minimi aggiustamenti se confrontati con l’erosione dei margini di guadagno dei torrefattori – sottolinea Stefania Trombetta, membro del comitato –. Le aziende hanno investito molto in formazione, ottimizzazione dei processi ed efficienza energetica. Siamo ottimisti per il futuro: parliamo di un rito irrinunciabile capace di sopravvivere alle fluttuazioni del mercato».

Norme europee e ricadute sui bar

La nuova normativa europea contro la deforestazione impone tracciabilità e certificazioni lungo la catena di approvvigionamento, con oneri aggiuntivi per molte imprese. Per i bar di Roma e del Lazio ciò significa maggiore attenzione ai fornitori e a contratti che assicurino continuità e conformità senza compromettere la competitività.

Nei bar della Capitale

«Prima dell’ottobre 2023, mese in cui è iniziata la spirale inflazionistica, di tazzine se ne prendevano anche quattro al giorno – ricorda Franco Mondi, amministratore delegato della Mondi caffè –. L’attuale costo della vita spinge a non acquistarne più di due, sebbene i baristi stiano facendo di tutto per non riversare sul cliente finale l’incremento reale. Se a tutto ciò aggiungiamo pure il basso coinvolgimento dei giovani e la difficoltà degli esercenti a reperire manodopera, direi che il momento non è proprio dei migliori».

Espresso, visitatori e conoscenza del prodotto

L’espresso resta la scelta dominante in città e in casa. Anche nei 7 punti vendita cittadini di Starbucks i visitatori prediligono la tazzina classica. La ricerca rileva però alcune lacune informative: quasi metà del campione del Lazio ritiene che in Italia si coltivi il caffè, solo il 40% sa che i chicchi prima della tostatura sono verdi o gialli, mentre le varietà più note restano Arabica al 91% e Robusta al 59,5%, con Liberica ed Excelsa al 15%.