La gestione degli avvisi per il recupero dell’evasione della Tari a Roma sta causando un’ondata di ricorsi che potrebbe trasformarsi in un problema significativo per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Roberto Gualtieri. Il Dipartimento risorse economiche della Capitale ha inviato circa 139mila notifiche nel novembre scorso, ma molte di queste sembrano basarsi su dati non aggiornati. Questa situazione ha già portato a oltre 1.000 ricorsi presentati alla Corte di giustizia tributaria tra metà dicembre e la fine dell’anno, con numeri destinati a crescere. L’accertamento ha coinvolto sia ex proprietari di immobili sia affittuari o persone che avevano ceduto l’uso delle proprietà anni prima, creando un vero e proprio caos amministrativo.
Gli accertamenti e il flusso di ricorsi per la Tari
Il Tribunale tributario romano si trova in difficoltà a causa dell’enorme mole di ricorsi generati dagli avvisi Tari. Questi ricorsi, spesso molto simili tra loro, denunciano l’errata attribuzione della tassa a proprietari che non risultavano più tali durante i periodi contestati.
In molti casi, l’evasione è stata ipotizzata anche nei confronti di chi aveva venduto l’immobile diversi anni prima. Questa situazione sta sovraccaricando i giudici e i funzionari, rendendo difficile gestire il flusso crescente di controversie. Il problema principale sembra risiedere nell’utilizzo di banche dati obsolete che non riflettono accuratamente la realtà delle proprietà immobiliari.
Le verifiche del Comune sulla Tari
Gli accertamenti riguardano gli anni dal 2018 al 2023 e sono stati inviati senza alcun preventivo confronto con i contribuenti coinvolti. Questo approccio diretto ha probabilmente alimentato l’ondata di ricorsi.
Una situazione analoga si era verificata con l’imposta di soggiorno, dove l’utilizzo di dati non affidabili aveva portato a numerosi errori negli accertamenti.
Nel caso della Tari, l’amministrazione comunale sembra aver seguito un metodo simile, utilizzando dati non verificati, con conseguenze pesanti sia per i cittadini sia per la macchina amministrativa. L’assenza di un dialogo preventivo con i contribuenti ha generato incomprensioni e sfiducia verso l’operato del Comune.
La Task Force di Ama
Per contrastare l’evasione, Ama ha istituito una task force dedicata all’aggiornamento e alla pulizia delle banche dati. Secondo una nota stampa dell’azienda, questa attività ha permesso di individuare oltre 138.000 utenze non registrate, di cui circa 127.000 domestiche e 12.000 commerciali.
L’obiettivo dichiarato è il recupero di somme rilevanti attraverso l’emissione di accertamenti mirati. Inoltre, sono stati notificati più di 70.000 atti a utenze non domestiche, con ulteriori 140.000 notifiche previste per utenze domestiche in arretrato.
Tuttavia, la validità di questi accertamenti è stata messa in discussione a causa della scarsa affidabilità dei dati utilizzati, alimentando così la sfiducia nei confronti delle istituzioni.