Il 7 maggio, alle 19.30, lo Spazio Diamante di Roma ospita il debutto di 'Godlike', firmato alla regia da Clara Addari ed Edoardo D’Antonio. In scena saranno gli stessi Addari e D’Antonio insieme a Francesco Providenti. L’appuntamento rientra nella VII edizione del Festival inDivenire, rassegna dedicata alla nuova drammaturgia contemporanea ideata da Alessandro Longobardi con direzione artistica di Giampiero Cicciò.
Un debutto che guarda al presente
'Godlike' è uno studio teatrale che indaga il rapporto tra individuo e universo digitale attraverso tre percorsi narrativi emblematici. Arturo, nel 2007, ha 10 anni e ascolta “Touch the Sky” di Kanye West sulla nuova Playstation: dall’isolamento dei videogiochi scivola verso l’estremismo politico, influenzato dall’idolo e dai guru del complotto, fino a convincersi dell’esistenza di un’élite decisa a distruggere l’Europa e a un gesto estremo. Luana, ballerina ventiquattrenne, nel 2025 dopo un infortunio si immerge online nei drammi climatici di Emilia e Valencia; l’angoscia per l’apocalisse la trasforma in leader di organizzazioni ecoterroristiche. Enrico, nel 2016, insegue la gratificazione dei social: dal cabaret approda a Twitch, dove per non perdere popolarità si spinge in challenge sempre più rischiose.
Psicologia delle masse e algoritmi
Attraverso queste storie, lo spettacolo richiama l’attualità delle riflessioni di Freud e Le Bon sulla psicologia delle masse, rilette nell’epoca degli algoritmi. La tecnologia non è neutrale: tracciando preferenze e abitudini, finisce per amplificare solo i contenuti che confermano il nostro punto di vista, erodendo il senso critico. Dentro questa folla virtuale, l’attenzione viene catturata da leader carismatici e dagli idoli che legittimano il disprezzo per chi guarda il mondo in modo diverso. Il potere, invisibile ma pervasivo, dei sistemi digitali modella identità, desideri e ideologie; è in questa dinamica di polarizzazione e ricerca di visibilità che rimangono intrappolate le vite dei tre protagonisti. Il debutto romano propone una riflessione lucida e inquieta su una generazione sospesa tra bisogno di appartenenza e perdita di sé.