Roma ospita a Palazzo Bonaparte un percorso interamente dedicato a Katsushika Hokusai, dal 27 marzo al 29 giugno. L’esposizione, curata da Beata Romanowicz per Arthemisia, riunisce oltre duecento opere del maestro giapponese provenienti dal Museo Nazionale di Cracovia, inserendosi nelle celebrazioni per il 160esimo anniversario delle relazioni Italia-Giappone.
Le date e il cuore della mostra
Simbolo del percorso è La grande onda di Kanagawa (1831), xilografia che ha segnato l’immaginario dell’arte moderna. Per la prima volta a Palazzo Bonaparte, l’opera manifesto richiama l’attenzione sulla forza visionaria di Hokusai, artista che si definì «pazzo per la pittura». Il capolavoro, nelle sue dimensioni contenute, concentra un’energia narrativa capace di unire dettaglio e poesia, con lo sguardo sul Monte Fuji che attraversa la scena.
Il nucleo espositivo ricostruisce l’arco creativo del maestro del periodo Edo, dalle celebri stampe Ukiyo-e ai Manga, termine coniato da Hokusai per indicare gli «schizzi che fluiscono liberamente dal pennello». Accanto alle stampe, sono presentati oltre 180 pezzi tra libri rari e preziosi oggetti giapponesi: laccature, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, strumenti musicali tradizionali e costumi, in un dialogo tra arte, vita quotidiana e spiritualità.
Una collezione che apre una finestra sul Giappone
Le opere arrivano dalla collezione donata al museo di Cracovia da Feliks Jasieski agli inizi del Novecento. «Sono pezzi donati al Museo nazionale di Cracovia all’inizio del Novecento dal collezionista Feliks Jasieski, che esule a Parigi nell’Ottocento, acquistò un vasto numero di xilografie, tessuti, dipinti, ceramiche e oggetti militari, scovati nei negozi di antiquariato e nelle aste — raccontano il direttore del museo Andrzej Szczerski e l’ambasciatore polacco in Italia Ryszard Schnepf —. Quando fece ritorno in Polonia portò con sé circa ventimila pezzi. Il suo desiderio era aprire una finestra su quel mondo».
Lo sguardo fotografico e l’aspirazione alla perfezione
Il percorso è arricchito dalle immagini di Felice Beato, tra i primi fotografi a documentare il Giappone aperto all’Occidente, e da sezioni didattiche che restituiscono la ricerca incessante di Hokusai. In chiusura risuona il suo lascito di rigore e ambizione: «Se solo il cielo mi desse ancora cinque anni di vita potrei diventare un grande pittore».