Ricerca nel Sito

A 100 anni dalla nascita di Alberto Manzi, i dati dell’analfabetismo in Italia

A 100 anni dalla nascita di Alberto Manzi, i dati dell’analfabetismo in Italia

alberto manzi

Alberto Manzi, celebre docente, pedagogista e scrittore, rappresenta una figura emblematica nella lotta contro l'analfabetismo in Italia. Grazie al suo rivoluzionario metodo educativo, attraverso il programma televisivo "Non è mai troppo tardi", aiutò milioni di italiani a imparare a leggere e scrivere negli anni '60, quando il Paese affrontava ancora seri problemi di analfabetismo. Il centenario della sua nascita è l’occasione per riflettere sulla situazione italiana e sullo spostamento del focus sull'analfabetismo "funzionale".

Le prime esperienze di Alberto Manzi

Alberto Manzi cominciò il suo percorso nel mondo dell'insegnamento a Roma, dove si diplomò sia all'Istituto Nautico che all'Istituto Magistrale. Dopo aver preso parte alla Seconda Guerra Mondiale come volontario nel Battaglione San Marco, l’esperienza bellica lo spinse a rivalutare la sua carriera.

Nel 1946 iniziò a insegnare al carcere minorile Aristide Gabelli di Roma, un incarico che durò circa un anno. Questo primo impiego ebbe un grande impatto su Manzi, spingendolo a sviluppare un approccio innovativo all'educazione, pensato per coinvolgere anche i ragazzi più difficili.

Qui creò il primo giornale prodotto all’interno di un carcere, “La Tradotta,” e realizzò il suo primo progetto teatrale, "Storia di un gruppo di castori".

Successo letterario e collaborazioni internazionali

Nel 1948, Manzi fece il suo ingresso nel mondo della letteratura per ragazzi, spinto dalla moglie Ida a partecipare a un concorso letterario. Con l’opera "Grogh, storia di un castoro", vinse il Premio Collodi, avviando una prolifica carriera di scrittore. Questo libro venne tradotto in ben 28 lingue, confermando il suo successo a livello internazionale.

La sua narrazione si rivelò così apprezzata che la Rai, nel 1953, ne produsse una versione radiofonica. In parallelo, Manzi proseguì i suoi studi accademici, ottenendo lauree in Biologia, Pedagogia e Filosofia, e specializzandosi in Psicologia.

Negli anni ’50 si recò in Sud America, dove collaborò con il cugino a progetti educativi per le comunità indigene del Perù, portando avanti iniziative di scolarizzazione e integrazione sociale.

La rivoluzione di "Non è mai troppo tardi"

Il progetto che consacrò definitivamente Alberto Manzi come figura di riferimento nell’educazione italiana fu "Non è mai troppo tardi", una trasmissione televisiva lanciata nel 1960 con l’obiettivo di combattere l’analfabetismo.

Attraverso il piccolo schermo, Manzi riuscì a insegnare a leggere e scrivere a quasi un milione e mezzo di italiani, rendendo l'istruzione accessibile anche alle fasce più deboli della popolazione.

Il programma, caratterizzato da un approccio didattico semplice ma innovativo, ebbe un impatto talmente rilevante che venne replicato in 72 Paesi.

Manzi dimostrò come la televisione potesse essere uno strumento potente per diffondere il sapere, integrando metodi pedagogici avanzati che vedevano nell’istruzione un mezzo di emancipazione sociale e personale.

L’eredità di Alberto Manzi

Oltre al suo lavoro televisivo e letterario, Manzi non smise mai di impegnarsi in progetti educativi. Visitò spesso il Sud America, collaborando con scuole e comunità locali per migliorare l'accesso all’istruzione nelle aree più svantaggiate.

Negli ultimi anni della sua vita si trasferì a Pitigliano, in Toscana, dove fu eletto sindaco e continuò a portare avanti la sua missione di educatore. Morì nel 1997, lasciando un’impronta indelebile nel campo dell’istruzione e della pedagogia.

L'analfabetismo funzionale in Italia

Oggi in Italia l'analfabetismo tradizionale è quasi scomparso, ma un fenomeno preoccupante rimane: l'analfabetismo funzionale.

L’analfabetismo funzionale, come definito dall'Unesco, implica l'incapacità di comprendere e utilizzare testi scritti per perseguire obiettivi personali o sociali. Questo fenomeno ha conseguenze negative non solo per la crescita personale degli individui, ma anche per la competitività del sistema economico e sociale.

Secondo una ricerca Piaac-Ocse del 2019, il 28% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni, pur sapendo leggere e scrivere, non è in grado di comprendere appieno testi complessi o utilizzare le informazioni quotidiane in modo efficace.

Questo significa che circa 10 milioni di persone incontrano difficoltà nel decifrare contenuti scritti, limitando la loro capacità di partecipare attivamente alla società. L'Italia si colloca così tra i paesi con i più alti tassi di analfabetismo funzionale, seconda solo alla Turchia.

Il basso livello di competenze funzionali nella popolazione attiva danneggia la produttività, e l'Italia si distingue per la percentuale elevata di lavoratori con solo la licenza media. Con il 33% di adulti in età lavorativa con questa qualifica, l'Italia resta indietro rispetto agli altri Paesi Ocse, incidendo significativamente sulle opportunità di sviluppo del Paese.