Roma valuta una stretta sugli affitti brevi e sulle strutture extralberghiere, guardando al modello Firenze che nell’area Unesco ha introdotto lo stop turistico, possibile in Toscana grazie a «un intervento molto netto» consentito dalla legge regionale. A differenza del Lazio, il Campidoglio sta costruendo un percorso tecnico, affidando a «La Sapienza» una ricognizione del fenomeno per definire strumenti operativi condivisi con i dipartimenti Casa e Turismo.
La mappa del fenomeno in città
In un decennio i posti letto nelle strutture extralberghiere sono passati da 4mila a 45mila, con un’espansione che ha trasformato il centro storico e che oggi segue le direttrici del ferro lungo metro C e B. Le aree di Pigneto, Centocelle e Ostiense risultano in riorganizzazione, mentre in alcune zone del cuore della città gli indicatori mostrano condizioni di saturazione già raggiunte.
Le misure allo studio
L’amministrazione orienta il lavoro verso interventi differenziati, puntando a contenere l’apertura di nuovi b&b dove la pressione è più alta e a introdurre strumenti più stringenti in altre zone. Come sottolinea l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia: «Le analisi ci portano a ritenere che negli ambiti più saturi servono interventi di sostanziale blocco delle nuove attivazioni, in altri potrebbero essere efficaci le autorizzazioni a tempo al posto delle semplici autocertificazioni».
Tempi e nodi tecnici
Il Campidoglio punta a una prima sintesi in tempi brevi. «Entro giugno contiamo di redigere una bozza dei possibili interventi da mettere in campo per poi aprire una discussione pubblica con tutti gli interlocutori coinvolti, verificare la fattibilità tecnico-giuridica delle misure che vorremmo adottare e compiere le scelte politiche». Sul tavolo c’è l’ipotesi di un tetto massimo di giorni per gli affitti brevi: «Penso al time cap, il numero massimo di giornate da destinare agli affitti brevi. Quanto all’ipotesi di introdurre un tetto agli immobili che possono essere trasformati in alloggi turistici all’interno dello stesso palazzo, è più complicato perché entrano in gioco dinamiche civilistiche e il regolamento dei singoli condomini. Potremmo agire con maggiore facilità nel fissare un tasso di saturazione all’interno dei quartieri».
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Il quadro normativo e i rapporti istituzionali
Per aumentare l’efficacia degli interventi, il Comune sollecita un supporto legislativo nazionale. «Chiediamo a gran forza una norma nazionale che consenta ai comuni di avere prerogative proprie. È evidente, però, che non bastano i divieti, ma servono politiche attive che contribuiscano alla diversificazione dell’offerta turistica per evitare che si concentri soltanto nelle aree già sature. Quando si supera il limite, le conseguenze sul tessuto urbano sono pesanti con la totale trasformazione dei quartieri che perdono quasi del tutto gli abitanti e i pubblici esercizi locali: l’effetto paradossale di queste dinamiche è che i residenti si ritrovano a essere ospiti in contesti dove prevalgono i turisti». Sul fronte regionale, l’assessore precisa: «Non abbiamo una discussione in atto perché la nostra percezione è che non vi sia una visione omogenea rispetto alla necessità di limitare queste attività».