Il Lago Albano sta scomparendo sotto i nostri occhi, vittima di una crisi idrica che non è più solo ambientale, ma strutturale. Il ritiro delle acque ha raggiunto livelli tali da bloccare persino le attività del Centro Sportivo Olimpico di canoa e kayak.
La decisione del Comune di Castel Gandolfo
Il Comune di Castel Gandolfo è dovuto intervenire il 30 gennaio 2026 con una variante urbanistica straordinaria per allungare pontili e passerelle: un tentativo disperato di inseguire una linea di riva che arretra a velocità inquietante per consentire l'alaggio delle imbarcazioni.
Nonostante le piogge recenti abbiano regalato un lieve innalzamento, i dati del teleidrometro dell’Autorità di Bacino (AUBAC) confermano che si tratta di un'illusione. Il livello del lago, pur risalendo temporaneamente ai valori di agosto scorso, ricomincia a scendere non appena smette di piovere. La causa? Un bilancio idrico in costante negativo. Non è solo la siccità a colpire, ma l’eccessiva pressione sulla falda dei Castelli Romani.
Un ecosistema al collasso
Le associazioni ambientaliste puntano il dito sui prelievi intensi e sulle perdite della rete idrica, che in alcune zone raggiungono percentuali di dispersione altissime. Se l’acqua si perde nelle condutture prima di arrivare ai rubinetti, la falda viene spremuta inutilmente, accelerando il collasso dei laghi di Albano e Nemi.
I pontili del Centro Olimpico, finanziati anche con fondi PNRR, rischiano di diventare il monumento a una risorsa che non c'è più. Senza un intervento politico drastico per ridurre l'estrazione d'acqua dalla falda, l'adattamento delle infrastrutture sarà solo un palliativo prima della resa definitiva.