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Medici e infermieri aggrediti al pronto soccorso, dati allarmanti

Medici e infermieri aggrediti al pronto soccorso, dati allarmanti

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Medici e infermieri aggrediti al pronto soccorso, aumentano le aggressioni: i dati
Il Lazio tra le regioni che hanno fatto registrare i maggiori aumenti nel 2024, come denuncia Amsi sintetizzando così: "Raggiunti livelli critici"

Medici e infermieri aggrediti al pronto soccorso, dati allarmanti

Nel Lazio nel 2024 c'è stato un incremento del 19 per cento a medici e infermieri. Gli ultimi casi violenti a Roma si sono registrati dalla notte di Capodanno quando una donna ha schiaffeggiato una dottoressa all'ospedale Villa San Pietro per la troppa attesa riservata alla figlia portata al nosocomio di Roma nord. Due giorni dopo stesso episodio all'ospedale Sandro Pertini. Medici, infermieri e fisioterapisti, in particolare donne, aggrediti e picchiati nei pronto soccorso e negli ospedali del Lazio, come del resto in tutta Italia. Sono quasi 30mila gli episodi di violenza documentati dal presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia nell'anno appena conclusa. Un 2024 duro per le strutture ospedaliere della Capitale e del Lazio, regione che ha fatto evidenziare i maggiori incrementi nel 2024.

Boom delle aggressioni nel Lazio

In dettaglio secondo i dati resi pubblici dal professor Foad Aodi nel 2024 ci sono stati 25.940 episodi di aggressioni al personale sanitario nel 2024. Lombardia, Campania, Puglia, Lazio e Sicilia hanno fatto registrare i maggiori incrementi nell’anno concluso. "Un quadro davvero drammatico, sono il riflesso di un sistema sanitario sovraccarico e sempre più in difficoltà nel rispondere alle esigenze della popolazione". "Secondo i nostri dati Amsi ,Umem e Uniti per Unire, il nord Italia è l'area più colpita, con il 63% degli episodi di violenza, mentre il sud registra il 26% e il centro l’11%. Lombardia, Campania, Puglia, Lazio e Sicilia emergono come le regioni con il maggior numero di aggressioni, ma la piaga delle violenze si fa sentire anche in Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Calabria".

Nel Lazio più 19 per cento dei casi. "Questa crisi è alimentata da una combinazione di fattori: sovraffollamento dei pronto soccorsi, liste d’attesa interminabili e una cronica carenza di personale, nonché una sanitàterritoriale sempre più debole che non riesce a snellire i carichi degli ospedali. La frustrazione dei cittadini, esasperati dai ritardi e dalla difficoltà di accesso ai servizi, si riversa spesso in atti di violenza contro gli operatori sanitari, che vivono ormai quotidianamente situazioni di pericolo e insicurezza", dice il professor Foad Aodi 4 volte consigliere dell'Omceo di Roma e docente dell’università di Tor Vergata che lancia un appello al Governo e alle istituzioni sanitarie per un intervento urgente. "Le aggressioni al personale sanitario sono una ferita aperta per il nostro Paese. È essenziale adottare misure immediate per garantire sicurezza e dignità agli operatori, nonché un accesso più rapido e organizzato alle cure per i pazienti. Se non interveniamo, questa situazione rischia di sfociare in un’emergenza ancora maggiore. Il personale sanitario sta facendo un lavoro straordinario, ma è sempre più difficile garantire sicurezza e qualità. Bisogna agire subito".

Aggressioni ai medici, le soluzioni di Aodi

Tra le soluzioni proposte da Aodi vi sono l’istituzionalizzazione dei codici bianchi, la creazione di ambulatori dedicati e il rafforzamento della collaborazione tra ospedali e medici di base: "Dobbiamo decongestionare i pronto soccorsi, liberandoli dai casi meno urgenti, e creare un sistema integrato che possa rispondere alle esigenze dei cittadini senza compromettere la sicurezza del personale sanitario," ha detto.

“Un modello efficace noi di Amsi lo abbiamo già sperimentato presso il Pertini di Roma, dove la collaborazione tra ospedale, medici Amsi e medici di famiglia, ha contribuito a migliorare la gestione dei casi meno urgenti e diminuire il costo della medicina difensiva. Inoltre i cosiddetti punti soccorso sono molto importanti nei paesi di provincia, come è già avvenuto, su nostra iniziativa, a Santa Severa, grazie alla sinergia tra Asl Roma 4, Croce Rossa di Santa Severa ed il presidente Fabio Napolitano e la stessa Amsi. Grazie a strutture come questa, nei paesi di provincia lontani dai pronto soccorsi ospedalieri è possibile salvare vite e intervenire prontamente".