Fiumicino, il ministero dell'Ambiente dà l'ok al porto crocieristico
Ospite in collegamento a Non solo Roma: Davide Di Bianco, Comitato "Tavoli sui porti"Il ministero dell’Ambiente dà il via libera per il porto crocieristico di Fiumicino: sul litorale romano, dunque, potranno attraccare le grandi navi. La Commissione tecnica ha dichiarato che l’opera non avrà "significativa incidenza" sulla riserva protetta del litorale romano. Si tratta del primo esempio nazionale di porto a gestione privata: nel febbraio del 2022 infatti la Fiumicino Waterfront, società controllata dalla statunitense Royal Caribbean, ha comprato all’asta una concessione demaniale che comprende una vasta zona di costa – 55mila metri quadrati di terreno e 988mila metri quadri di specchio acqueo – con l’intenzione di costruire un’intera marina che doveva essere pronta per il 2025.
Nonostante il progetto fosse inserito nel programma di cantieri legati al Giubileo, che ne garantiva l’accelerazione delle procedure, la costruzione è stata fermata dalle richieste di integrazione della Soprintendenza, che ha richiesto il parere approfondito del Ministero dell'Ambiente della Cultura (Mic).
I comitati contro il progetto: "territorio e salute sacrificati per il profitto"
L'idea del porto, tuttavia, non piace proprio a tutti: c'è chi infatti si batte da tempo contro la struttura sostenendo che il porto danneggerà l’ecosistema costale e marino, avendo anche pesanti conseguenze sulla salute pubblica e sul tessuto sociale. "Per la politica, rischio idrogeologico, mobilità, emissioni e sicurezza non sono importanti come i profitti - si legge nel comunicato pubblicato il 15 gennaio dal Collettivo No Porto - Stiamo assistendo alla svendita del territorio ad affaristi e politici senza scrupoli, mettendo in pericolo l’intera balneazione di Fiumicino».
Il progetto prevede 700 posti barca e un attracco per navi da crociera di classe Oasis, alte 72 metri, più di due volte il vecchio faro, simbolo di Fiumicino e guardiano storico del litorale. Queste imbarcazioni emettono grandi quantità di ossidi di azoto (NOx), di zolfo (SOx) e il cosiddetto black carbon, una polvere sottile PM2.5. Solo pochi chilometri più a nord di Fiumicino, il porto crocieristico di Civitavecchia emette già 500.326 chilogrammi di ossido di zolfo, pari a 381 volte quelli emessi dai veicoli circolanti.
Sono più di trenta le associazioni locali riunitesi nel comitato Tavoli del porto, che negli ultimi anni ha organizzato incontri con il comune, raccolte firme e comunicati, presentando anche progetti di riqualificazione alternativi: "Non vogliamo che la nostra comunità e il territorio vengano sacrificati in una lotta politica tra destra e sinistra e non vogliamo rimanere schiacciate nella corsa cieca del capitale che porterà localmente solo inquinamento, colate di cemento, traffico, azzerata balneazione e perdita della memoria storica della zona del faro e dei bilancioni" si legge nel comunicato del Collettivo No Porto.
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