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Violati nel proprio guscio: la psicologia del post-furto - con Angela Veltri (VIDEO)

Violati nel proprio guscio: la psicologia del post-furto - con Angela Veltri (VIDEO)

PSICOLOGIA POST FURTO

L’arrivo della stagione estiva, porta con sé non solo il desiderio di vacanza e relax, ma anche una crescita esponenziale delle preoccupazioni legate alla sicurezza domestica e personale. Di fronte all'aumento dei furti nelle abitazioni e per strada, si assiste ad una vera e propria corsa ai sistemi di protezione tecnologica, nella speranza di ‘blindare’ la propria quotidianità.

Eppure, al di là del danno materiale ed economico, l'aspetto più profondo e spesso sottovalutato di questi eventi è l'impatto psicologico che lasciano sulle vittime.

La ferita invisibile: cosa accade nella mente quando viene spezzata la nostra sicurezza?

Le dinamiche psicologiche che si innescano nel momento in cui si diventa vittime di furto, colpiscono direttamente i meccanismi di difesa che l'essere umano costruisce nel tempo per muoversi nel mondo. Non si tratta semplicemente di elaborare la perdita di un bene, ma di fare i conti con il crollo improvviso di un'illusione di controllo che si riteneva impeccabile.

La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, sottolinea infatti che nel momento in cui subiamo un furto, che sia nella nostra casa o per strada, ciò che rimane è un vero e proprio trauma.
È un trauma che noi subiamo da tutti i punti di vista. […]. Noi esseri umani, persone, abbiamo dei meccanismi che ci devono dare delle sicurezze, quindi automaticamente le mettiamo in atto, ma quando poi vediamo che tutto quello che abbiamo fatto non è servito a nulla, tutto questo crolla […]”.

Il "guscio" violato: come cambia la paura quando il trauma entra dentro casa e la trappola dell’auto-accusa

La gravità del trauma varia poi in modo significativo a seconda del contesto in cui l'evento si consuma, delineando una netta differenza emotiva tra l'aggressione subita nello spazio pubblico e la violazione delle mura domestiche.

È […] anche lungo da poter poi elaborare - continua Veltri - perché sale la paura. La casa è la nostra intimità, è il posto dove noi passiamo le ore più discrete, più intime con i familiari, col marito, col compagno, con noi stessi. E quindi che un estraneo sia entrato dentro, abbia toccato le nostre cose, si sia preso anche i nostri ricordi, delle cose preziose, delle cose anche se non sono preziose, […] sono cose che hanno fatto parte della nostra vita - questo scatena numerosi effetti emotivi - […]”.

Tra le conseguenze più frequenti, c’è l’attivazione di un doloroso e ingiustificato senso di colpa e auto-accusa: “Che cosa ho fatto io per far accadere questa cosa? A cosa non sono stato attento esattamente? In realtà questo, è importante dirlo, è un altro meccanismo che noi mettiamo in atto per ristabilire in qualche modo la nostra sicurezza che si è persa. […] In realtà poi, noi sappiamo bene che le sicurezze nella vita non esistono. Quello che noi possiamo fare è fare tutto il possibile per stare bene”.

Paura in comune: come proteggere e rassicurare la famiglia senza trasmettere l'ansia

La gestione delle conseguenze emotive diventa ancora più complessa quando l'evento colpisce un nucleo familiare, ponendo gli adulti di fronte alla difficile responsabilità di proteggere la serenità dei membri più giovani e vulnerabili.

L'adulto, in quel caso, deve sapere gestire il proprio stato emotivo davanti ai figli, che non vuol dire (ndr) nascondere l'emozione della paura, o della preoccupazione […]”.

Il consiglio dell’esperta dunque, è quello di affrontare l’accaduto con i più piccoli adottando un linguaggio adatto alla loro età. È fondamentale non nascondere la realtà, ma spiegarla con sincerità, aiutandoli a comprendere che si tratta di eventi spiacevoli che, purtroppo, fanno parte dell’imprevedibilità della vita.

Ricominciare dopo il trauma: i passi per ripartire e i segnali per chiedere aiuto

Superare la fase acuta dell'emergenza per riappropriarsi gradualmente della propria quotidianità e di un senso di stabilità interiore, rappresenta la sfida più grande. Il percorso di recupero richiede il rispetto dei tempi soggettivi, il supporto di una rete relazionale realmente empatica.

In quei momenti - spiega la dottoressa - prevale molto la paura e l'ansia […]. Quindi ci vuole tempo, ci vuole qualcuno che ti stia vicino, con cui si può parlare sempre empaticamente. […] Ci sono delle piccole accortezze che vanno tenute presenti, ad esempio non dire ‘c'è anche di peggio’ e quindi svalutare una situazione difficile e anche dolorosa. O ad esempio ‘forza e coraggio’. Ci vuole sempre l'empatia, ci vuole l'ascolto, […] quando l'ansia è forte, perché ognuno di noi poi ha un determinato tipo di carattere.

C'è chi piano piano si rialza, c'è chi invece è molto spaventato e rischia anche ad esempio a non uscire più di casa per un periodo, per la paura. Quindi ci vuole un aiuto professionale e ci vuole pazienza ed è importante anche sforzarsi a ritornare alla routine […]”.

In conclusione, l'esperienza di un furto rivela come la sicurezza non possa essere ridotta a una semplice questione di dispositivi tecnologici o di barriere fisiche, ma rappresenti innanzitutto uno stato mentale ed emotivo da preservare e ricostruire. Sebbene la vulnerabilità faccia parte della condizione umana, la vera risposta al trauma non risiede nell'isolamento o nella resa di fronte al timore, bensì nella capacità di elaborare l'accaduto attraverso la condivisione, la pazienza e l'eventuale guida di professionisti.