Ansia, malinconia, irritabilità, stanchezza cronica e perfino disturbi digestivi o mal di testa. È la cosiddetta sindrome da rientro, nota anche come post vacation blues, che colpisce circa un terzo della popolazione, ovvero almeno 6 milioni di italiani. In forme lievi, secondo gli esperti, può interessare addirittura una persona su due. E in grandi città come Roma, l'incidenza può essere anche più alta: nelle metropoli spesso caotiche e disordinate, anche il traffico con tutti problemi correlati può rappresentare un ulteriore fattore di stress che acuisce il senso di disagio.
Non si tratta di una patologia riconosciuta dai manuali diagnostici ufficiali, ma di un fenomeno ormai diffuso e con effetti concreti sulla qualità della vita. Il ritorno al lavoro e alle abitudini quotidiane dopo le ferie estive rappresenta per molti uno scoglio difficile da superare.
La sindrome si manifesta con stanchezza, difficoltà di concentrazione, calo dell’attenzione, irritabilità, ansia, apatia e problemi legati al sonno. Nei casi più intensi, si aggiungono sintomi fisici come mal di testa e disturbi digestivi.
Secondo il dottor Luigi Collivasone, psicologo e psicoterapeuta, il disagio può manifestarsi con intensità ed effetti differenti: "La vacanza - spiega l'esperto - ha la funzione di sospendere temporaneamente problemi e difficoltà della vita quotidiana. Il rientro implica invece la necessità di affrontare di nuovo i ritmi serrati e gli impegni, con un brusco passaggio dalla libertà del tempo libero alla rigidità della routine. E se il lavoro che dobbiamo riprendere non ci piace o non ci soddisfa oppure l'ambiente lavorativo è per qualche motivo tossico, il rientro diventa ancora più difficile da sostenere".
Gli esperti suggeriscono di adottare un approccio diverso: preferire pause brevi ma frequenti, come week-end lunghi distribuiti durante l’anno, piuttosto che un unico stacco estivo prolungato. Una strategia che aiuterebbe il corpo e la mente ad adattarsi meglio ai cambiamenti e a ridurre l’impatto del “mal di vacanza”.