Il rapporto tra uomo e tecnologia è da sempre al centro di numerose discussioni, polemiche e spaccature di pensiero. Con l’introduzione di sistemi sempre più automatizzati, aumenta di pari passo, anche la tendenza a fraintendere la loro funzione integrativa e ad interpretarli di conseguenza, come strumenti sostitutivi alla figura umana.
Il dottor Paolo Renati PHD, da anni coinvolto nella revisione critica del rapporto Uomo, Tecnica e Natura, afferma che: “[…] Non ci accorgiamo che questa medialità non è più uno strumento che utilizziamo, ma diventa un qualcosa che plasma la nostra sfera estetica, la nostra modalità di percepire il mondo, il nostro regime del desiderio, i nostri gusti. Come diceva Guy Debord - filosofo francese - non ho più un percepire che è il mio, ma il percepire, di fatto è plasmato, programmato, è indotto da una collettivizzazione del sentire […]”.
Ciò, ovviamente, incide in maniera esponenziale sulla considerazione che noi abbiamo in merito all’utilità di strumenti digitali, creando una spaccatura tra, il rapporto tra uomo e tecnologia percepito dall’utente comune e il rapporto tra uomo e tecnologia che sussiste realmente.
E’ vero quindi, che un giorno saremo sostituiti dai sistemi automatizzati?
A questo proposito, l’esperto, precisa ancora che: “[…] dipende dallo stato di coscienza che l’ uomo riesce a inverare […]. E’ vero che io con la tecnica, il progresso, le nuove possibilità di gestire e governare processi fisici e quant’altro, posso conquistare nuovi spazi d’azione.[…] io posso anche di smettere di fare i conti a mente e usare solo la calcolatrice e posso smettere di fare le scale e usare solo l’ascensore, anche per un’idea di comodità o efficienza, che vanno abbastanza a braccetto. Ma è veramente un miglioramento? […] se io mi faccio fare tutto dalla tecnica, divento un’ameba. Io divento una sorta di blob che non è nemmeno capace di pensare […]”.
Il concetto base si fonda sul fatto che qualsiasi strumento digitale è grandioso e potente, ma al contempo pericoloso e disfunzionale. A detenere il potere, in realtà è l’uomo che, consapevole delle opportunità che essi forniscono, ma anche dei rischi e dei limiti, dovrebbe agire conseguentemente. Se siamo noi a farci sostituire, a far si che i dispositivi prendano il sopravvento “per comodità”, le nostre capacità, che abbiamo per natura, si atrofizzeranno. Ben diverso è invece utilizzare l’efficienza del dispositivo come supporto integrativo.
Il totalizzante è distruttivo.