Le differenze tra uomini e donne sono davvero innate o frutto di secoli di stereotipi? Se è vero che alcune distinzioni possono avere basi naturali, la maggior parte, nasce da un tessuto culturale che continua a cucire addosso a ciascuno, ruoli preconfezionati su cosa dovrebbe significare essere “uomo” o “donna”.
Non si può negare che ci siano differenze tra uomini e donne sul piano psicologico, ma è un errore pensare che siano rigide e universali.
La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, afferma infatti che: “Le differenze tra uomo e donna ci sono, ma non sono assolute. Che ci siano differenze psicologiche, questo è vero perchè la donna è più empatica, è portata a verbalizzare le proprie emozioni, a parlare. Mentre l’uomo è più risolutivo, dimostra la maggior parte dell’affetto, delle emozioni risolvendo i problemi, è più concreto, è più semplice dal punto di vista di pensiero, mentre noi siamo più complesse […]”.
Esiste, di conseguenza, una differenza neurobiologica, strutturale a livello cerebrale, ormonale, a livello di neurostrasmettitori, di connettività tra gli emisferi, di funzionamento. “Quando noi abbiamo - continua la psicoterapeuta - a livello cerebrale, una differenza di funzionamento, è ovvio che fuori, avremmo un comportamento diverso, ma complementare”.
L’educazione è la prima “fabbrica” delle differenze
Fin dalla nascita, bambini e bambine ricevono messaggi diversi: chi può piangere, chi deve essere forte, chi deve ascoltare e chi deve agire. Questo condiziona profondamente la percezione di sé e dell’altro. L’educazione, a casa come a scuola, non solo riflette le aspettative sociali, ma le rinforza, creando identità che spesso si fondano più sul ‘dover essere’ che sull’autenticità. “Se abbiamo una moglie che rispetta il marito, il marito che rispetta la moglie, è ovvio che il figlio apprende che il rispetto è la base del rapporto […]” - aggiunge Veltri.
Accettare l’altro non significa rinunciare a sé
Uno degli errori più comuni nelle relazioni è cercare di cambiare l’altro, come se l’amore dovesse essere una forma di rieducazione. In realtà, l’equilibrio si costruisce imparando ad accettare le differenze, non a combatterle. Questo non significa adattarsi, accettare tutto o rassegnarsi, ma comprendere che il rispetto inizia dove finisce il bisogno di controllo.
“Accettare l’altro - sottolinea la dottoressa - non è mai semplice. Perchè molto spesso quando un uomo e una donna si incontrano, cercano di soddisfare i propri desideri, i propri bisogni, ciò che è mancato, in maniera inconscia. […] ‘io ti prendo così come sei ma poi ti voglio diverso’. Questo non è possibile. La prima cosa da fare è accettare se stessi. Nel momento in cui io mi accetto per quello che sono, con i miei lati positivi e negativi, riesco ad accettare anche l’altro. La difficoltà dove sta? Noi abbiamo bisogno di risolvere un problema antico che abbiamo dentro, nei confronti della figura maschile o femminile. Abbiamo bisogno che quella persona si comporti diversamente da quello che è stato il passato. Questo non succede fino a quando noi non ci rendiamo conto che quello è un nostro problema del passato e che dobbiamo risolvere noi e non è l’altro che lo deve risolvere […] anche l’altro poi, ha le proprie ferite e i propri trascorsi […]”.
Il dialogo non è solo parlare, ma ascoltare senza giudizio
Comunicare davvero non significa solo esprimere quello che si pensa, ma anche saper ascoltare l’altro senza voler avere sempre ragione. Un dialogo rispettoso nasce dalla disponibilità a sospendere il proprio punto di vista, almeno per il tempo necessario a capire quello dell’altro. È un esercizio difficile, ma l’unico che possa trasformare un conflitto in un confronto.
L’amore non basta, se non c’è comprensione
Molte coppie si amano profondamente ma continuano a non capirsi. Perché? Perché l’amore è un sentimento, la comprensione è una competenza. Senza strumenti emotivi e comunicativi, si rischia di interpretare male gesti e parole, di ferire senza volerlo, o di chiudersi nel silenzio. Imparare a conoscersi davvero, ogni giorno, è forse il gesto d’amore più concreto e duraturo.
“Io sono io, tu sei tu. Io non sono al mondo per soddisfare le tue aspettative. Tu non sei al mondo per soddisfare le mie aspettative. Io faccio la mia cosa. Tu fai la tua cosa. Se ci incontreremo sarà bellissimo. Altrimenti non ci sarà stato niente da fare” - Preghiera della Gestalt - Friedrich Salomon Perls.