A Torsapienza la cittadinanza si è organizzata in modo spontaneo e capillare per rispondere all’emergenza sicurezza e degrado. Il gruppo Torsapienza Sicura, guidato da Cristiano Di Paolo e con il supporto di Fabio Urbinati, ha dato vita a passeggiate notturne per monitorare le strade e segnalare in tempo reale la presenza di spaccio, droghe (si cita anche il fentanyl) e microcriminalità. «non sono ronde», ribadiscono, ma una rete civica che collabora con le forze dell’ordine per riportare vivibilità tra le vie del quartiere, esasperato da mesi di criticità concentrati attorno al palazzone di via Tallone.
La genesi del movimento è stata schietta: aggressioni sventate, vetri d’auto in frantumi, furti, fino alla decisione di unirsi in un gruppo attraverso un post su Facebook e una chat WhatsApp cresciuta in poche ore. L’impostazione è chiara: «noi stiamo facendo la cosa più democratica possibile» e «noi non dobbiamo sostituirci alle forze dell'ordine». Il principio è apartitico: «a me non interessa un colore [...] la sicurezza non appartiene né alla destra né alla sinistra». Le segnalazioni avvengono in maniera visibile ma non violenta: il gruppo si fa notare, registra, chiama le pattuglie, disinnesca situazioni potenzialmente esplosive e scoraggia gli assembramenti più pericolosi sotto le case e in prossimità della stazione di Torsapienza, altra criticità storica per rifiuti e abbandono.
Il nodo resta il palazzone di via Tallone, indicato come epicentro dello sfilacciamento sociale: occupazioni, irregolari difficili da identificare e un flusso costante di sostanze. All’ultimo incontro col presidente del V Municipio, Mauro Caliste, Di Paolo riferisce che «siamo quasi a dama»: il percorso per sgombero e possibile demolizione sarebbe stato autorizzato. Ma il gruppo chiede trasparenza su un punto decisivo: dove andranno le persone sgomberate senza documenti? Il timore è che «occuperanno il prossimo stabile», replicando il problema altrove. Nel racconto di chi vive la strada, via Tallone oggi è «un vero e proprio ghetto», «uno stato dentro lo stato» dove «lì la legge non esiste» e ogni giorno può degenerare tra risse, scippi e atti osceni in luogo pubblico, spesso in pieno giorno, «davanti ai bambini».
La piattaforma di richieste va oltre lo sgombero: presidi più frequenti nelle aree più esposte (la stazione, il sottopasso della bretella, gli assi interni), pulizia rapida dei rifiuti, contrasto alla prostituzione in zone residenziali, regole chiare su centri di accoglienza e gestione dei campi rom. Serve la regia del Comune di Roma per anticipare nuove occupazioni, mappare gli edifici abbandonati e blindarli prima che diventino nuovi focolai di degrado. Nel frattempo, la mobilitazione non si ferma: «giovedì 24 faremo una manifestazione», annuncia Di Paolo, confermando che le passeggiate proseguiranno «tutte le sere», finché non arriveranno «risposte adeguate».
Il quartiere, intanto, fa rete con realtà limitrofe. I residenti guardano con apprensione a episodi simili lungo l’asse di Largo Preneste, dove cittadini denunciano di essere «ostaggio» di inquilini che bivaccano, si ubriacano e occupano ingressi condominiali. È un fenomeno metropolitano, non un caso isolato, che richiede strategie integrate: sicurezza urbana, servizi sociali, sanità territoriale per i casi di dipendenze, e procedure accelerate per rimpatri, percorsi socio-sanitari e, quando necessario, misure di detenzione. Torsapienza manda il messaggio: la città non può più permettersi zone franche. La partecipazione civica c’è; ora serve che istituzioni, forze dell’ordine e magistratura chiudano il cerchio, in fretta.