Un acquisto finito nel mirino della magistratura contabile, con il sospetto di un danno erariale milionario. È quello relativo ai terreni di Santa Palomba destinati al nuovo termovalorizzatore di Roma, pagati circa sette milioni e mezzo di euro a fronte di un valore stimato di poco superiore ai quattro milioni. Una differenza che ha spinto il vice procuratore contabile del Lazio, Claudio Mori, a chiamare 14 persone a fornire chiarimenti. Tra loro dirigenti e membri dei vertici di Ama, funzionari capitolini e componenti delle commissioni di valutazione coinvolte nella compravendita.
Secondo l’impostazione accusatoria, il prezzo sarebbe stato gonfiato attraverso un meccanismo articolato che avrebbe favorito i venditori, generando un esborso ingiustificato di risorse pubbliche. Nella documentazione si parla di accordi tra società private e di omissioni da parte degli organi di controllo. La Corte dei Conti sottolinea una possibile violazione dei principi di economicità e trasparenza nella gestione del denaro pubblico.
Parallelamente, anche la magistratura penale sta valutando eventuali profili di reato. Gli indagati hanno ora un mese di tempo per depositare memorie difensive. La vicenda rischia di avere un impatto significativo sul progetto del termovalorizzatore, considerato strategico per la gestione dei rifiuti della Capitale.