Claudio Campiti ha agito con lucidità, pianificando la strage di Fidene nei minimi dettagli. Lo scrivono i giudici della prima Corte d’Assise di Roma nelle motivazioni della sentenza che il 16 aprile scorso lo ha condannato all’ergastolo per i fatti dell’11 dicembre 2022. Quel giorno Campiti aprì il fuoco durante una riunione di condominio, uccidendo quattro donne.
Nelle carte i giudici spiegano che l’uomo non era mosso da un impulso improvviso o da uno stato emotivo incontrollabile, ma aveva progettato con determinazione l’eccidio, preparandolo in anticipo e con piena coscienza delle sue azioni. Una freddezza che, per la Corte, esclude ogni attenuante legata alla collera o al raptus. La condanna all’ergastolo conferma la gravità di un atto che ha sconvolto la Capitale e che rimane nella memoria come una delle stragi più drammatiche degli ultimi anni.