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Stile di vita, longevità e salute: cos’è la medicina della longevità?

Stile di vita, longevità e salute: cos’è la medicina della longevità?

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La sanità pubblica ha da sempre avuto l’obiettivo di essere a disposizione del cittadino con cure adatte, ma la rivoluzione che sta caratterizzando questi ultimi anni è spostare il centro della sanità pubblica dalla cura alla prevenzione. A Welfair 2025, la manifestazione dedicata al futuro della sanità italiana a Fiera Roma, si è parlato di come portare nei sistemi sanitari pubblici europei un nuovo soggetto: la medicina della longevità.

Cos’è la medicina della longevità?

Mettiamo subito in chiaro che la medicina della longevità non si preoccupa di allungare la vita fino a 150 anni, come tanti pensano – ha affermato ai microfoni di Radio Roma il Prof. Ennio Tasciotti, Direttore Human Longevity Program IRCCS San Raffaele Roma -. Piuttosto si concentra sul migliorare la qualità di vita passati i 65 anni, quindi quell'ultima parte di vita che adesso si allunga ma che rimane ancora caratterizzata da moltissime malattie croniche. Queste malattie croniche hanno poi un peso molto grande sia sull'individuo, dal punto di vista emotivo e fisico, sia familiare e sociale perché la gestione di queste patologie costa molto al servizio sanitario nazionale, rendendo veramente difficile poter pensare in futuro di mantenere questo standard. Non riusciremo mai a curare tutti questi malati, a meno che non miglioriamo le condizioni con cui l'individuo arriva all'età in cui normalmente iniziano a comparire le prime malattie della vecchiaia”.

Stile di vita e longevità: come si collegano?

Pensavamo fino a qualche anno fa che la genetica fosse tutto, oggi sappiamo che quando si parla di invecchiamento la genetica si gioca un 30%, l'altro 70% dipende da noi e dalle nostre scelte di vita quotidiane, dall'attenzione al gesto che mantiene lo stato funzionale del corpo e che allontana quanto più possibile infiammazione, stress ossidativo, e in generale lo stress, che è un po' il grande nemico di questa generazione”.

E la prevenzione?

A fronte di un invecchiamento demografico, cronicità sempre più costanti e costi sempre crescenti, bisogna aprire gli occhi ad una nuova prospettiva, quale quella della prevenzione, che invece spesso viene accostata ad un pensiero timoroso di – per così dire - “trovare qualcosa” che non vada. Ma in realtà è il punto di vista su cui politica, istituzioni, enti e tutte le varie realtà legate al settore devono concentrarsi.

Finora noi abbiamo fatto quella che definiamo medicina reattiva: vediamo il medico quando stiamo male, non ci andiamo mai quando stiamo bene. Il futuro deve vedere uno spostamento dell'attenzione e, quindi, una medicina proattiva, preventiva, ossia qualcosa di cui ci preoccupiamo prima ancora che arrivino i problemi. Sulla prevenzione è fondamentale quella che viene detta prevenzione primaria, ossia l'attenzione agli stili di vita: mangiare bene con moderazione in maniera attenta ai macro e micronutrienti, rimanere in movimento, quindi un'attività fisica che sia quanto più costante: non serve fare l'ultra maratona, ma basta muoversi costantemente. Poi c'è tutta una parte che riguarda, invece, il cervello: la parte cognitiva, quindi mantenere il cervello allenato tanto quanto i muscoli, e una parte più emotiva, di vita di relazione, che negli ultimi anni abbiamo scoperto essere importantissima per mantenere un'alta qualità di vita”.