Quale stagione balneare per Ostia? Tra incertezze e dubbi (anche) i bagnini lanciano l'allarme
Ospite in collegamento: Alessandro Rocca, referente Litorale Romano - Sezione Lifeguards ItalianiDopo una stagione balneare da dimenticare - quella del 2025 - tutti, ad Ostia, sperano di risalire in questo 2026. Ma a guardare la situazione attuale, i nodi da sciogliere sono ancora tanti e le domande senza risposta pure. Quella più gettonata è: quali stabilimenti riapriranno i battenti?
Quelli che sicuramente resteranno chiusi sono tre: lo Sporting Beach, lo Shilling e il Kursaal. Si tratta di impianti storici, rimasti da anni senza concessionario e che ora fanno i conti anche con un'altra grana: l'impossibilità di metterli a bando a causa dell’azione erosiva delle mareggiate che li hanno gravemente compromessi. Ce ne sono, poi, molti altri che devono rimuovere vecchi abusi e su questo punto l'assessore Tobia Zevi è apparso irremovibile: i gestori balneari dovranno procedere all’abbattimento degli abusi edilizi per poter aprire.
I bagnini lanciano l'allarme: "Crescente preoccupazione per la stabilità occupazionale"
E mentre lo stesso Zevi consiglia ai romani di controllare preventivamente lo stato degli stabilimenti prima di abbonarsi, la categoria dei bagnini di salvataggio si fa sentire chiedendo certezze. Qui non c'è solo l'incognita di una stagione balneare, ma la stessa tenuta occupazionale della categoria.
Viene facile capire: se gli stabilimenti non aprono, i bagnini non lavorano. E già negli anni passati si è avuta contezza del problema: la chiusura di numerosi stabilimenti storici ha comportato la perdita immediata di decine di posti di lavoro. Lo Shilling, il Kursal e il Mariposa - solo per citare qualcuno - non sono state solo imprese balneari, ma anche presìdi di sicurezza e occupazione. “Ogni chiusura – ha sottolineato Alessandro Rocca –non ha significato solo la scomparsa di un’attività commerciale, ma anche la cancellazione di postazioni di salvataggio e di lavoro stagionale”.
Il lavoro stagionale tra precarietà e incertezza
E del resto, già negli anni passati la categoria dei bagnini aveva lanciato l'allarme sulle condizioni lavorative: stipendi inadeguati, contratti poco chiari, condizioni di lavoro precarie e postazioni di salvataggio spesso scoperte o attive solo a giorni alterni. Il tutto per contenere i costi.
Ora anche l'incertezza e il paradosso: un lavoratore può firmare un contratto, iniziare la stagione e trovarsi improvvisamente senza occupazione a estate in corso, quando tutti gli altri stabilimenti hanno già completato gli organici. Un rischio oggettivamente enorme e inaccettabile.

