Uno sportello per "uomini maltrattati" nel VI Municipio: scoppia la polemica con il Comune
Ospite in collegamento: Chiara Del Guerra, assessora alle Pari opportunità del VI municipioÈ situato presso il centro commerciale Roma est, nei locali dove ci sono gli uffici anagrafici, lo sportello d’ascolto per uomini vittime di violenza: è l'unico presente a Roma ed è nel VI Municipio, il solo a trazione centrodestra della Capitale. Lo potremmo forse definire lo sportello della discordia, perché la sua apertura ha scatenato una vera e propria bufera con il Comune di Roma. Ma andiamo per ordine.
Il VI municipio dà via libera al progetto con una delibera in cui si legge: “le donne esercitano soprattutto la violenza piscologica sugli uomini, che può sfociare in vera e propria alienazione parentale”. Ed è proprio su questo concetto che è scoppiata la bufera. Per alienazione parentale si intende quella dinamica che si verifica solitamente durante o a seguito di una separazione o divorzio, nella quale un componente della coppia cerca di mettere in cattiva luce un altro genitore.
La delibera continua, sottolineando che ci sono donne che fanno “terra bruciata tra gli affetti dell’ex partner, gli impediscono di vedere i figli e lo vessano psicologicamente se non in grado di provvedere economicamente alla propria famiglia”.
La replica del Comune di Roma
"Una delibera pericolosa, una teoria ascientifica, una ferita inferta alle donne". Replica così Monica Lucarelli, assessora alle Attività Produttive e Pari Opportunità di Roma Capitale, in merito alla decisione del Municipio VI, facendo esplicito riferimento al concetto di "alienazione parentale".
"È un atto politico e ideologico di gravità estrema - si legge sul comunicato - in contrasto con ogni principio di tutela delle donne e in violazione diretta del 'Libro Bianco' sul contrasto alla violenza maschile contro le donne, redatto dal dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e presentato il 25 novembre 2024 dal governo Meloni".
"Forse la Giunta municipale - si legge ancora - non ha letto quel documento del governo Meloni che definisce con chiarezza l'alienazione parentale come un costrutto privo di validazione scientifica e dannoso, utilizzato per delegittimare le donne che denunciano violenza e giustificare la sottrazione dei figli. La sua adozione da parte di un'istituzione pubblica è non solo irresponsabile, ma rappresenta una forma strutturale di vittimizzazione secondaria".

