Parlare di solitudine, in un’epoca immersa nella rete digitale, fatta di comunicazione istantanea e videochiamate anche oltreoceano, sembra paradossale. Stando invece ai continui fatti balzati agli onori della cronaca e ai numerosi interventi di psicologi e sociologi, sarebbe proprio questo il contesto dove la solitudine interiore ha più terreno fertile.
E’ possibile sentirsi soli, anche se circondati da un’infinità di persone? La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta dichiara che questo è assolutamente possibile e accade costantemente. “Questo succede perchè noi parliamo di una solitudine interiore e parliamo anche del tipo di relazione che noi costruiamo con l’altro. Se noi puntualizziamo anzi, il contesto odierno dove viviamo, ci relazioniamo, la maggior parte delle relazioni, sono virali. La maggior parte delle relazioni sono di lavoro. Relazioni che hanno a che fare con un livello emotivo, sono molto poche […]”. Questo, come affermato dall’esperta, ci immerge nella solitudine.
La solitudine interiore poi, è quella solitudine che impone tristezza, depressione, mancanza di comprensione e di espressione del disagio che abbiamo dentro. Stando alle parole della Veltri inoltre, è creata da un ‘Attaccamento insicuro’. “Noi - aggiunge - siamo sempre il risultato delle nostre relazioni di base, che sono quelle con i nostri genitori o di chi si è preso cura di noi. Se noi non abbiamo con la figura di riferimento, stabilito un rapporto dove noi veniamo accettati, rassicurati se c’è un problema, questo fa si che il bambino che non è accettato, che non è rassicurato, cresca e quando diventiamo adulti, quel bambino che abbiamo dentro, nei momenti di difficoltà o nei momenti di silenzio, si senta solo e impaurito. Quindi la solitudine interiore è quella che ha a che fare con l‘emotività e con il sentire”.
La solitudine ‘esterna’, oggettiva invece, è quella in cui si è effettivamente soli, senza amicizie, senza nessuno.
Solitudine interiore: sana o patologica?
La solitudine inoltre, qualsiasi forma essa si manifesti, andrebbe accettata. L’accettazione e la consapevolezza, nella maggior parte dei casi, potrebbero portare ad una crescita importante del nostro io; potrebbero portare ad una trasformazione, evoluzione del nostro io, tale da aprire le porte di una comunicazione sempre costante, anche con un sostegno psicologico.
“Diventa patologica - specifica la dottoressa - se non ce ne prendiamo cura. Non siamo consapevoli del fatto che dipenda da quando eravamo piccoli […]. La solitudine interiore nasce dalle esperienze vissute con i nostri caregiver - i nostri genitori o chiunque si sia preso cura di noi - in cui noi non siamo stati rassicurati, accettati per quello che siamo […]”.
Tutte le nostre paure, esperienze passate, non affrontate in tempo e portate aventi con la crescita possono quindi provocare conseguenze, come non fidarsi delle persone, temere l’abbandono o il non essere accettati.
La solitudine interiore e social network
Il paradosso maggiore è appunto quello di trovarsi immersi in una realtà digitale e contemporaneamente a sentirci soli. I social come specificato dalla dottoressa sono stimoli. Se spegniamo la tv, i cellulari o qualsiasi altro dispositivo, quei minuti diventano interminabili, perchè non siamo più abituati a stare da soli con noi stessi.
Come attivare il dialogo interiore
”Possiamo immaginare di aiutare un amico. Noi come lo aiutiamo un amico in difficoltà? Dicendogli delle parole di incoraggiamento: ‘coraggio’, ‘forza’, ‘ce la fai’ […] la stessa dobbiamo imparare a farla con noi stessi. E’ paradossale ma, con gli altri siamo bravissimi, con noi siamo più critici, ci giudichiamo per perchè pensiamo al passato […]”.