Desiderare la solitudine, alle volte può risultare un bisogno profondo e soprattutto, sano: è uno momento estremamente intimo in cui possiamo ascoltarci, ricaricarci, comprenderci e riconnetterci con noi stessi. È un momento in cui il silenzio ci consola ed è ben diverso dal voler fuggire, che spesso nasce da un sovraccarico emotivo, da ferite irrisolte o da situazioni che ci fanno sentire impotenti. Non è una fuga, è un ritorno: a chi siamo davvero, lontano dal rumore, dalle aspettative, dagli sguardi.
La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, a tal proposito, precisa che: “Al giorno d’oggi è normale - sentire il bisogno di solitudine - e che - dipende dal contesto, da varie situazioni. […] è normale perchè noi siamo bombardati tutto il giorno, c’è l’ansia da prestazione nel campo del lavoro, in famiglia, in tutti gli ambiti che frequentiamo, i contesti, le persone che ci circondano e soprattutto perchè la componente principale, oltre l’ambiente esterno che pressa, è anche il carattere della persona e la personalità che possiede, ad esempio: se ho una personalità introversa o se ho una personalità estroversa, le cose cambiano; c’è piu resilienza - ad esempio - nella personalità estroversa che in quella introversa […]”.
Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo abbandonati ai famosissimi ‘Odio tutti’, ‘ Voglio stare da solo’ oppure al classico ‘Ho bisogno di tempo’, facendo scoppiare quel forte desiderio di partire come un eremita spirituale senza più dare spiegazioni. Questo “Deriva - continua la dottoressa - dal fatto che magari, durante la giornata - si è pensato ad ‘accontentare’ tutti. […] Questo accontentare un po’ tutti, fa perdere di vista se stessi e fa si che ci riempiamo cosi tanto da non poter più farcela; da qui nasce il desiderio di isolarsi”.
Cosa si nasconde psicologicamente dietro un bisogno improvviso o ripetuto di solitudine?
Nella maggior parte dei casi, come affermato dall’esperta, quando sentiamo il bisogno di isolarci, tendiamo automaticamente a dare la colpa all’esterno: “La colpa è delle persone - dice - del lavoro, del clima […] ma in realtà, dobbiamo andare a ‘vedere’ cos’è che noi non abbiamo considerato di noi stessi. La cosa più importante è mettere un confine […] e purtroppo, l’essere umano è egoista”.
Ed è proprio quando l’altro insiste che noi ci sentiamo in dovere di fare ciò che ci viene chiesto. “C’è anche una difficoltà - continua - a dire all’altro o a ripetere, che non ce la facciamo a fare tutto” e quando si fa, ad ogni costo, arriviamo al limite e sfoghiamo il nostro tripudio di conflitti interiori su qualcuno, che non ha nulla a che vedere con la situazione.
Cosa differenzia l’isolamento dalla voglia di fuggire?
”Fuggire. La parola stessa - significa - scappare da un pericolo, quindi è un comportamento impulsivo. ‘Ho paura e scappo’. ‘Ci sono varie richieste, non riesco ad affrontarle e scappo via’. L’isolamento invece, […] è aver scelto di prendersi del tempo per poter fare chiarezza su come comportarsi in futuro” - spiega ancora Veltri.
Fuggire impulsivamente = scappo senza pensare alle conseguenze, evito il problema, ma il problema poi torna ancora più grande di prima.
Isolarsi per riflettere = in questo momento non ce la faccio, mi prendo un po’ di spazio e vedo cos’è che non va ( apparentemente le persone, ma in realtà sotto, c’è qualcos’altro).
Ansia, depressione, stress: quando preoccuparsi?
Nei casi “Di forte ansia, depressione - afferma la psicoterapeuta - bisogna preoccuparsi quando queste emozioni, questo desiderio di isolarsi è persistente e provoca dolore e sofferenza. Se mi sento ansioso e depresso e dormo tutta la settimana, è una cosa ben diversa[…] noi siamo bombardati, di base, da questi stimoli, da queste prestazioni, da queste richieste, dalle persone che non vedono, non sentono e sono egoiste […] il punto è che se non siamo capaci di mettere dei paletti, possiamo incorrere in stati di ansia cronica o di depressione. Non possiamo soddisfare tutto: la prima cosa che bisogna fare è soddisfare le proprie esigenze”.
Come far capire all’altro il proprio bisogno di solitudine senza sentirsi colpevoli?
L’esperta porta l’attenzione sulla comunicazione sana, chiara e corretta, sul rispetto prima per se stessi e poi per gli altri. “‘Ho bisogno di questo momento, rispettami per favore’ […]. Il punto è che se una persona è empatica, queste cose le comprende e ci rispetta. La maggior parte delle persone, è egoista e queste cose non le vedono perchè hanno semplicemente bisogno. E’ necessario legare le parole al comportamento”.
La solitudine cercata è una scelta consapevole, nutriente; la fuga, invece, è una reazione, un tentativo di evitare qualcosa che fa male. Dietro questi momenti possono nascondersi la fatica di sostenere relazioni sbilanciate, la paura del giudizio, il bisogno di protezione o la mancanza di confini personali. Imparare a distinguere tra questi due stati è il primo passo per comprenderci davvero.