Ospite di Radio Roma a Show Time con Paciullo, Silvia Salemi ripercorre tre decenni di carriera tra memoria e futuro. La sua A casa di Luca si conferma un brano iconico: a distanza di 30 anni, l’artista la legge come un manifesto capace di anticipare i tempi, dalla digitalizzazione all’era algoritmica. Ma lo sguardo di Salemi resta saldo sul presente: meno nostalgia, più progettualità, con nuove canzoni e un album in lavorazione per il trentennale.
Sulla intelligenza artificiale, Salemi è chiara: no a scorciatoie creative, sì agli strumenti che salvano l’emozione originale della voce intervenendo sui difetti tecnici nella filiera della produzione. Conservare il take “buono” e ripulirlo è, per lei, un uso virtuoso del digitale che non snatura ma valorizza l’interpretazione.
Capitolo autotune: se agli inizi era visto come un intonatore “puro” (e quindi indice di scarsa preparazione), oggi l’uso come effetto è legittimo e creativo. Dal modello di Cher fino ai linguaggi urban, l’effettazione può diventare cifra stilistica; posizione condivisa anche con Marco Masini, purché non sia un paracadute costante che sostituisce studio e vocalità.
Tra i brani recenti, “Noi contro di noi” fotografa un tempo complesso, con riferimenti etici e sociali, nato mentre la guerra in Ucraina sconvolgeva l’Europa; il video, girato tra polvere e luce, rende omaggio alla bellezza aspra del Sud. Il cuore, però, è su Noi contro di noi e su End of Silence, ballata nata da un’esperienza familiare che rompe lo stigma del silenzio intorno alla malattia. Qui la musica incontra i dati: la ricerca e la prevenzione offrono prospettive reali, e la canzone si fa ponte di speranza e parola condivisa.