Un quartiere che si stringe attorno ai suoi lavoratori e rifiuta la logica della militarizzazione e dell'abbandono. A seguito della violenta aggressione subita a inizio settembre da due dipendenti della ristorazione, colpiti mentre rientravano a casa a fine turno, i cittadini del Pigneto, insieme alla Casa del Popolo Roma Sud-Est, a Potere al Popolo, a studenti e giovani di Osa e Cambiare Rotta, a Unione Sindacale di Base e Movimento per il diritto all’abitare sono scesi in strada nel pomeriggio di domenica per una partecipata passeggiata di quartiere.
Uno striscione in testa al corteo ha sintetizzato il senso della mobilitazione: "L'unica sicurezza è la sicurezza sociale". Una risposta collettiva e unitaria per denunciare come episodi di violenza di questo tipo siano il sintomo diretto del progressivo sfaldamento del tessuto sociale e dell'isolamento a cui sono condannati i residenti.
Alla militarizzazione dei quartieri, alle zone rosse e alle telecamere, gli abitanti contrappongono il concetto di "sicurezza sociale": più investimenti in scuole, sanità pubblica, consultori, trasporti notturni e casa. La sicurezza, d’altronde, non si impone con la repressione, ma riprendendosi le strade e ricucendo la comunità.

Gentrificazione, Giubileo e tagli al welfare
Al centro della protesta vi è la denuncia di una trasformazione urbana che negli ultimi anni ha impoverito il Pigneto, ceduto alla speculazione immobiliare, alla turistificazione selvaggia e alla proliferazione di B&B. Un modello di sviluppo che, secondo gli organizzatori, ha trasformato il quartiere in un "parco giochi per la rendita privata", sottraendo spazi vivibili e tutele a chi ci abita e ci lavora.
I movimenti puntano il dito contro le politiche istituzionali e il cosiddetto "modello Giubileo", accusato di favorire i privati a discapito della città pubblica, in parallelo alle scelte del governo nazionale che privilegiano la spesa militare rispetto al finanziamento del welfare state.

Servizi e diritti contro repressione e telecamere
La piazza ha respinto fermamente l'idea di sicurezza intesa solo come militarizzazione, zone rosse, telecamere e repressione. Per la comunità del Pigneto, la vera prevenzione risiede negli investimenti materiali ed economici sui territori: casa, scuola e sanità pubblica, consultori, centri antiviolenza, trasporti notturni efficienti e spazi di aggregazione per giovani e famiglie.
La sicurezza non si impone con la forza, ma riprendendosi le strade e ricucendo la comunità, ribadiscono gli abitanti e i promotori, confermando l'intenzione di proseguire l'organizzazione dal basso per difendere la vivibilità e i diritti nei quartieri popolari della capitale.






