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Sergio Leone: il buono, il brutto, il genio! (VIDEO)

Sergio Leone: il buono, il brutto, il genio! (VIDEO)

Sergio Leone

Il personaggio del giorno: Sergio Leone

Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Sergio Leone, nacque a Roma il 3 gennaio del 1929. Il suo riconoscimento artistico internazionale, lo ha reso uno dei più grandi e preziosi registi del panorama cinematografico, grazie anche ai suoi famosissimi “spaghetti-western”.

Figlio d’arte, Sergio crebbe in una famiglia dove da sempre si respirava aria di cinema. Il padre, Roberto Roberti (pseudonimo di Vincenzo Leone), fu regista, attore ed uno dei pionieri del cinema muto italiano. La madre invece, Bice Waleran (pseudonimo di Edvige Valcarenghi), fu un’attrice romana.

Da bambino, Sergio non era particolarmente eccelso negli studi, ma fu fin da subito un grande appassionato di storia. Era follemente innamorato anche del cinema statunitense, ammirava i big come John Ford e Charlie Chaplin.

Si unì a soli quattordici anni alla Resistenza, dimostrando il suo lato fortemente antifascista, anche se la madre, cercò sempre di dissuaderlo. Abbandonò ben presto la facoltà di giurisprudenza, alla quale si era iscritto, per iniziare a lavorare come assistente alla regia e sceneggiatore. Collaborò sin da subito con registi di un certo calibro quali Vittorio De Sica in “Ladri di Biciclette” e William Wyler in “Ben Hur”, che lo aiutarono a sviluppare una visione letteralmente unica dell’arte cinematografica.

Sergio Leone, il pioniere del genere “Spaghetti Western”

In Italia, di li a poco, Sergio Leone, divenne uno dei pionieri del genere più amato dal pubblico, dando vita per di più, ad un importante sotto genere, conosciuto da tutti come “spaghetti-western”. Il nome rimandava al fatto che, negli anni sessanta, settanta, la maggior parte di questi film realizzati e prodotti in Italia (il simbolo dell’Italia non potevano non essere gli spaghetti), avevano un budget limitato. All’inizio fu un’espressione che i critici utilizzavano in senso dispregiativo, per rimarcare l’inferiorità rispetto ai western americani.

Negli anni ottanta, il prestigio del genere crebbe notevolmente, perdendo con il tempo quel significato negativo iniziale. Alcuni preferiscono definire il sottogenere “Western all’Italiana”. In Giappone ad esempio, viene chiamato “Maccheroni Western”, mentre in GermaniaItalowestern”.

La trilogia del dollaro

Il grande, indimenticabile successo, arrivò quindi negli anni sessanta, soprattutto con la trilogia del dollaro, composta da: “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo”. Quest’ultimo viene tutt’oggi considerato uno dei più influenti capolavori della storia, che esplora temi come l’avidità e la sopravvivenza, sullo sfondo del conflitto civile americano.

La trilogia del dollaro di Leone, ridefinì prima di tutto il genere western, consacrò anche Clint Eastwood come star internazionale e per ultimo, ma non meno importante, incise grandemente sulla carriera dell’immenso Ennio Morricone.

Morì il 30 aprile del 1989, stesso anno in cui fondò la Leone Film Group, la sua casa di produzione cinematografica.

Curiosità:

  • Il legame con Ennio Morricone: Leone e Morricone si conoscevano fin dai tempi della scuola elementare. La loro collaborazione diede vita ad alcune delle colonne sonore più iconiche di sempre, come il tema de “Il buono, il brutto, il cattivo” e quello di “C’era una volta il West”.
  • Lo pseudonimo iniziale: Nei suoi primi lavori, Leone usò lo pseudonimo "Bob Robertson" per dare un tocco internazionale ai suoi film.
  • La lentezza narrativa: Leone era famoso per i suoi tempi dilatati e le lunghe sequenze di silenzio, che servivano ad aumentare la tensione e a caratterizzare i personaggi.
  • I dettagli visivi: I primi piani estremi sugli occhi dei personaggi e l’attenzione maniacale per i dettagli delle ambientazioni sono marchi di fabbrica del suo stile registico.
  • Un regista meticoloso: Leone era noto per essere estremamente esigente con i suoi attori e con la troupe. La sua ricerca della perfezione a volte portava a estenuanti sessioni di ripresa.