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“Senti chi parla”: tra parole e legami - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

“Senti chi parla”: tra parole e legami - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Legami

I legami affettivi, si formano da sempre attraverso la cura, la presenza e la risposta emotiva, indipendentemente dal vincolo biologico. Ancora oggi però, persiste la tendenza a distinguere tra genitorialità biologica e adottiva, come se i legami di sangue fossero l’unico criterio valido per definire l’essenza di un genitore. Tale visione, secondo gli esperti, rischia di sminuire l’importanza dell’amore, della cura quotidiana e della responsabilità che caratterizzano il vero ruolo genitoriale.

La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, per riflettere sull’importanza della cura genitoriale che va oltre i legami biologici, si ispira al film cult di Amy HeckerlingSenti chi parla” con John Travolta e Kristie Alley. “Sicuramente questo film - dice - è andato a toccare le corde di tanti e ci ha fatto soprattutto, sorridere. Quello su cui vorrei puntare l’attenzione però, sono le figure di attaccamento. Uno psicologo e psicoanalista britannico, John Bowlby, ha condotto uno studio su come il bambino, da piccolissimo, entra in relazione con il mondo. Quello che si identifica, è che il bambino entra in relazione con la figura di attaccamento. Quest’ultima, non è la madre. Non è vero che la mamma è l’unica al mondo che può gestire e conoscere il proprio figlio. E’ la mamma che segue il proprio figlio, che lo cresce” ma non, necessariamente la figura di attaccamento.

Un classico esempio di tale teoria, potrebbe trovarsi anche ne ‘Il libro della giungla’, in cui a prendersi cura di Mowgli non è la madre, ma gli animali della giungla. “Se questi - continua la dottoressa - danno al bambino i bisogni che lui richiede (il bambino piange perchè ha sete, sonno, fame, freddo) […] fanno si che si inneschi - automaticamente - un meccanismo di attaccamento: il bambino riconosce questa figura come quella che lo aiuta a sopravvivere, ma - comunque - il bambino non fa pensieri strutturati […]”.

Di conseguenza, una mamma, diviene una figura di attaccamento ufficiale sì, ma solo se segue suo figlio. Se a prendersi cura del bambino è il papà, sarà il papà. Se entrambi, lo saranno entrambi.

Il ruolo del papà

La dottoressa De Vincentiis si sofferma poi in maniera specifica sul ruolo del papà e della forte necessità che ancora oggi c’è, di restituire l’importanza a questa figura, scardinando l’idea secondo la quale ‘l’uomo non sa fare’. In realtà nemmeno ‘la donna sa fare’, entrambi imparano crescendo senza distinzioni. Molto spesso si parla del fatto che una volta nato il bambino, le attenzioni date al proprio compagno, vengono meno: questo perchè probabilmente, il loro progetto di crescita non va all’unisono. Cambiare assieme il pannolino, giocare, nutrirlo, prendersene cura assieme, può portare anche ad evitare tali frequenti problematiche nelle dinamiche di coppia. “Non c’è un discorso innato per cui già nel DNA della madre c’è ‘il come si fa la madre’, ridiamo il giusto ruolo al papa!” - afferma.

I pensieri strutturati di un bambino

La voce fuori campo di “Senti chi parla”, di Paolo Villaggio ci ha fatto tanto ridere, ma davvero i bambini strutturano già in tenera età tutti quei pensieri?

Un bambino di pochi mesi - chiarisce la psicologa - non ha quei pensieri, spesso i genitori o chi per loro, parenti e amici, fanno si che ci siano delle proiezioni dei pensieri nei confronti dei bambini. Un esempio: il bambino che ha due/tre mesi ha le coliche te e piange; il classico commento: ’me lo fa per dispetto’. Non è assolutamente vero! Non esiste, i bambini non hanno questa capacità di pensiero strutturato e non ce l’hanno per tanto tempo […] i pensieri strutturati, reali nascono dopo”. E’ bene inoltre chiarire che i pensieri più semplici come ‘sonno’ o ‘fame’, iniziano dai tre anni: motivo per il quale i bambini, a quest’età, iniziano la materna. Non è un caso, ma è il periodo specifico in cui iniziano una autonomia del controllo e della consapevolezza. Successivamente, prima dei sedici/diciassette anni il pensiero del figlio è di tipo esecutivo: può eseguire ciò che gli viene chiesto per un motivo specifico; tali pensieri divengono invece organizzativi solo dopo i diciassette anni.

Si può essere bravi genitori, brave madri e bravi padri, anche se non ci sono legami di sangue” - conclude la dottoressa.