La Corte Costituzionale ha dato ragione alla Regione Puglia. La schedatura degli studenti che rifiutano la vaccinazione per il papilloma virus non contrasta con la Costituzione. La Consulta ha respinto la questione di legittimità costituzionale che era stata presentata dal governo lo scorso luglio, ma facciamo un passo indietro e partiamo dall'inizio.
Nel maggio 2024 una legge regionale della Puglia ha stabilito che l'iscrizione ai percorsi scolastici, nella fascia di età compresa tra gli 11 e i 25 anni, sia subordinata alla presentazione di uno tra questi certificati: l'avvenuta vaccinazione contro il papilloma virus, l’avvio del programma di somministrazione, il rifiuto della somministrazione o l’avvenuto espletamento del colloquio informativo sui benefici del vaccino. La legge regionale contempla anche la possibilità di esprimere il «formale rifiuto» di produrre alcun documento.
Uno dei promotori della legge è stato Pierluigi Lopalco, virologo noto per le sue apparizioni e interviste in trasmissioni televisive, al punto da assurgere tra la cerchia di virostar del periodo Covid.
Il governo Meloni aveva sollevato la questione di legittimità ritenendo che la legge della regione guidata da Michele Emiliano fosse in contrasto con la competenza esclusiva statale in materia di norme generali sull'istruzione. La Consulta ha ritenuto legittimo l'esercizio della potestà legislativa regionale in materia di istruzione e salute.
In precedenza il Garante della Privacy aveva espresso dubbi sulla legittimità della norma ricordando che il trattamento di dati sensibili relativi alla salute è lecito solo in presenza di una legge ordinaria statale e ribadendo la contrarietà a iniziative legislative locali in contrasto con le norme sulla privacy.
Abbiamo approfondito la questione in una puntata di Camelot