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Disuguaglianze e povertà educativa: l’allarme di Save The Children

Disuguaglianze e povertà educativa: l’allarme di Save The Children

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Un’analisi presentata da Save the Children disegna una mappa della disuguaglianza che non concede sconti. Nelle aree più vulnerabili, l’incidenza della povertà tra le famiglie sfiora il 37%, tracciando una netta distanza con i quartieri più benestanti. Il divario territoriale non è solo economico: si allarga e si radica nel destino dei più giovani, rendendo strutturali disparità che si trasmettono da una generazione all’altra.

I dati di Save The Children

La carenza di servizi educativi trasforma la fragilità materiale in povertà educativa, compromettendo opportunità e futuro. La distanza tra i territori è concreta: nelle zone agiate l’incidenza si attesta attorno al 20%, mentre nelle aree in difficoltà l’assenza di presìdi stabili, reti di supporto e attività extrascolastiche penalizza soprattutto le periferie fragili, dove l’accesso alla qualità formativa è un lusso.

Le conseguenze sono misurabili: il tasso di dispersione scolastica nelle periferie cresce dell’80% rispetto alla media cittadina. Qui, più di un ragazzo su dieci non completa il percorso di studi, accumula bocciature o abbandona precocemente. È un campanello d’allarme che indica un sistema in cui la scuola perde presa proprio dove dovrebbe essere più forte, alimentando nuove sacche di esclusione.

Questo terreno fertile produce una generazione di NEET, giovani che non studiano, non lavorano e non cercano un’occupazione, intrappolati in una spirale che mina l’inclusione sociale. È il nucleo del dibattito emerso all’evento Impossibile 2026 targato Save the Children: un appello a politiche integrate che investano su servizi di prossimità, orientamento, sostegno al reddito e alle famiglie, per spezzare il legame tra nascita e destino.