Un luogo di protezione ed ascolto nel cuore del quartiere, per fare in modo che la denuncia non sia mai più un atto di solitudine. A San Basilio, all’interno del IV Distretto di Polizia di via Arena, è stata inaugurata — alla presenza del Questore di Roma Roberto Massucci, del Dirigente del Distretto Rita Sverdigliozzi e del presidente del Municipio IV, Massimiliano Umberti — “Una stanza tutta per sé”, uno spazio protetto, accogliente e riservato, pensato per offrire supporto e serenità alle donne vittime di violenza nel momento delicato della testimonianza.

L'iniziativa, realizzata nell'ambito della consolidata collaborazione tra la Polizia di Stato ed il Soroptimist International d’Italia, ha visto il coinvolgimento diretto dei tre Club Soroptimist promotori dell’iniziativa – Santa Corsi (Presidente Soroptimist Club Roma), Carla Picciotto (Presidente Soroptimist Club Roma Tiber) e Lucilla Tamburrino (Presidente Soroptimist Club Roma Tre). Questo nuovo spazio entra a far parte della rete di ambienti specializzati della Questura di Roma destinati alla trattazione dei cosiddetti "codici rossi", rafforzando una presenza sempre più capillare sul territorio.

La prossimità può fare la differenza
La scelta di inaugurare questo presidio è strettamente legata al rendere i percorsi di aiuto vicini ed accessibili. La verità è che l'azione di prossimità può fare la differenza nel favorire l'emersione di situazioni segnate da paura e fragilità.
La Dirigente del Distretto, Rita Sverdigliozzi, ha spiegato la scelta logistica della collocazione dello spazio:
"Ho scelto appositamente di collocare questa stanza al second'piano, dove insiste l'Ufficio dei Codici Rossi, che sono i colleghi che trattano i fascicoli della violenza di genere. È una stanza molto vicina, quindi quando una donna viene a chiedere aiuto sappiamo già dove posizionarla. È inutile mandarla in giro per uffici denunce o corridoi, che sono posti freddi, sterili: la donna deve essere subito accolta da personale preparato in questa stanza."
Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha sottolineato l'impatto emotivo e la forza del progetto per chi trova il coraggio di denunciare:
"Cosa cambia per una donna una volta varcata questa porta?"
"Percepisce fisicamente il senso della professionalità degli operatori di Polizia - risponde il Questore - del rispetto del luogo che la accoglie e della postura di accoglienza. È ciò di cui ha bisogno una donna che ha visto violati i propri diritti, la propria dignità: ha bisogno di prendere coraggio e di quegli strumenti che la legge ci consente di utilizzare per evitare che questa violenza diventi un epilogo drammatico."
L'origine del progetto affonda le radici in una celebre intuizione letteraria rielaborata in chiave sociale, come ha ricordato la presidente del club Soroptimist, Santa Corsi:
"Per noi rappresenta un progetto che stiamo portando avanti a livello nazionale da oltre dieci anni. È nato dall'intuizione della presidente di un club torinese, la quale ha ripreso gli spunti di Virginia Woolf, la famosa scrittrice londinese e protagonista del femminismo del secolo scorso che capiva di non avere un luogo tutto per sé. Soroptimist è riuscita a trasformare un'intuizione nata in un ambiente intellettuale in un'idea facile, replicabile e alla portata di tutti, che mettesse tutte le donne in condizioni di bisogno al centro dell'attenzione."
A sugello della cerimonia, il Questore, la Dirigente ed le presidenti dei tre Club Soroptimist hanno aggiunto la propria "voce" al pannello "Cosa non è amore" affisso nella stanza, lasciando tre post-it con riflessioni personali. Il gesto si riallaccia alla campagna lanciata dalla Questura di Roma in Piazza Pia, consegnando a questo nuovo spazio la memoria di un messaggio comunitario di vicinanza, consapevolezza e incoraggiamento per tutte le donne che vi troveranno ascolto e protezione.

L'importanza di collaborare con la Polizia
Oltre alla donazione degli arredi curata da Soroptimist, l’iniziativa si distingue per il forte coinvolgimento del personale del Distretto San Basilio. Gli stessi poliziotti hanno contribuito direttamente alla ristrutturazione dei locali, mettendo a disposizione tempo e risorse per la tinteggiatura, la pavimentazione, l'illuminazione e ogni dettaglio dell'allestimento.
Gli agenti hanno inoltre realizzato una panchina rossa posizionata nel cortile dell'edificio: una presenza silenziosa ma carica di significato, piantata nel quotidiano del quartiere per ricordare ogni vittima di femminicidio e rinnovare l'impegno collettivo della Polizia di Stato contro la violenza di genere. Su questa panchina, sono stati deposti cinque mazzi di rose in rappresentanza di chi non c'è più, tra la commozione delle istituzioni e di chi era presente.






