Un'aquila imperiale, una minerva e due stemmi romani. Quattro statue in marmo, più vari frammenti, realizzate negli anni '70 e spacciate come pezzi archeologici del I sec d.C. Talmente ben fatte da aver ingannato i visitatori del museo dell'Ara Pacis che ci sono passati davanti per mesi. Tra le 80 opere esposte nel 2023 nella mostra "LEX. Giustizia e diritto dall’Etruria a Roma" c'erano appunto i 4 manufatti di un collezionista privato finito nei guai insieme al perito che avrebbe certificato il falso, entrambi denunciati per contraffazione di opere d’arte e beni archeologici. Una truffa che vede come parte lesa anche il museo, convinto ad esporre i pezzi sulla base di documenti risultati poi falsi.
Roma, sequestrate opere d'arte false: erano state esposte in una mostra al museo dell'Ara Pacis
Le indagini della Guardia di Finanza di Roma svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, sono partite da un monitoraggio online finalizzato alla prevenzione del riciclaggio di capitali illeciti nel settore del commercio di opere d’arte.
I finanzieri si sono quindi imbattuti nelle 4 statue scoprendo poi che erano state esposte a torto nella mostra e inserite anche nel catalogo. Rendendo di fatto pezzi di marmo di nessun interesse, opere dal valore presunto di centinaia di migliaia di euro. E che a differenza delle classiche merci contraffatte, scarpe, borse, abbigliamento, avrebbero accresciuto il valore con il passare del tempo.
Via anche i cataloghi d'arte
È così scattato il sequestro oltre che delle opere contraffatte anche dei cataloghi d'arte dove compariva la falsa epoca archeologica. Volumi già distribuiti in numerose biblioteche ed enti culturali nazionali, e messi in vendita nelle librerie e sui siti di shopping on-line e sequestrati dai finanzieri del Nucleo P.E.F. di Roma, in tutto il territorio nazionale.
Tutto tolto dal mercato per evitare il rischio di un danno per il patrimonio culturale italiano e che i falsi dopo il passaggio in mostra potessero essere venduti come beni archeologici per finire senza ragione in qualche salotto romano.