A Roma nasce l’Osservatorio dei servizi veterinari, il founder: "L'Italia è ancora indietro rispetto all'Europa"
Ospite in collegamento: Francesco Albano, founder dell'OsservatorioA Roma ha preso ufficialmente il via l’Osservatorio permanente dei servizi veterinari, primo organismo indipendente dedicato all’analisi dei dati e dei modelli gestionali della sanità animale in Italia. Fondato da Francesco Albano, il progetto punta a colmare il divario con l’Europa attraverso la raccolta e l’aggregazione di informazioni nazionali, integrate con benchmark europei, per offrire strumenti concreti a istituzioni e operatori.
Cuore delle prime ricerche è la figura dei tecnici veterinari, descritti così da Francesco Albano: "Sono praticamente gli infermieri del settore veterinario, non sono mappati, non hanno un albo". In Italia se ne stimano circa 5.000, mentre a parità di numero di veterinari, "in Europa in realtà ce ne sono sei volte di più".
Un gap che impatta sul carico di lavoro e sul burnout in un settore ad alto stress: "Questa figura, il tecnico veterinario, è fondamentale non solo per il benessere dell'animale, ma anche per il benessere del professionista - continua Albano -. Se noi pensiamo all'Inghilterra, esiste proprio l'albo degli infermieri veterinari".
Manca la formazione
Sul fronte formazione, il percorso per diventare tecnici veterinari fondamentalmente ha tre strade, ma oggi i canali più efficaci sono due: l’ABIVET (corso privato biennale con 800 ore di tirocinio) — "tutti quelli che fanno questo percorso tendenzialmente trovano lavoro quasi subito" ha spiegato Albano - e la laurea L38, più orientata a grandi animali e qualità degli alimenti.
L’Osservatorio, realtà indipendente e autosufficiente, amplia infine la mappatura a tutte le professioni del PET, perché l'idea dell'osservatorio è mappare tutti i professionisti al di fuori dei veterinari, oltre a supportare l’evoluzione delle cliniche veterinarie italiane verso standard europei.