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Roma, cambio radicale per le mense scolastiche: menù bio e zero cibi ultraprocessati - VIDEO

Roma, cambio radicale per le mense scolastiche: menù bio e zero cibi ultraprocessati - VIDEO

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Roma, cambio radicale per le mense scolastiche: menù bio e zero cibi ultra processati

Ospite in collegamento: Achille Mariani, biologo nutrizionista specialista in scienze dell'alimentazione, Nutrizionista del gruppo sportivo Fiamme Oro

Roma introduce un cambio di rotta nella ristorazione scolastica, presentando il nuovo bando per le mense: banditi i cibi ultra processati e via libera al biologico, stagionalità e materie prime certificate. Una misura che, per numeri e ambizione, proietta la Capitale come possibile riferimento europeo nelle politiche alimentari pubbliche.

La novità principale è l’eliminazione delle gare al massimo ribasso, con un impianto che privilegia la qualità degli alimenti rispetto al semplice costo. La scelta risponde a un duplice obiettivo: ridurre la presenza di prodotti che favoriscono malattie croniche in età evolutiva e rafforzare le filiere agricole locali, sostenendo le imprese italiane. La decisione segna per la prima volta, in una capitale dell’Unione Europea, l’introduzione di un divieto esplicito dei cibi processati nei menù scolastici.

Roma diventa laboratorio di innovazione

Il provvedimento riguarda quasi 24 milioni di pasti all’anno, con una media di 150mila pasti al giorno distribuiti in 816 scuole e servizi educativi della città. Si tratta di una portata che fa di Roma un vero e proprio laboratorio nazionale per l’innovazione nella ristorazione pubblica, con impatto diretto su famiglie, studenti e comunità educanti del Lazio.

Per Coldiretti, la decisione del Campidoglio rappresenta un cambio di passo destinato a incidere sulle abitudini alimentari e sulla prevenzione. “Si tratta di una decisione di straordinaria portata politica e sociale - afferma il segretario generale Vincenzo Gesmundo -. In una fase storica complessa, è un atto di autentica ingegneria politico-sociale, capace di incidere sui modelli di consumo, sulla salute pubblica e sul futuro delle nuove generazioni. E a compierlo non è una piccola realtà locale, ma Roma, la Capitale d’Italia e, per molti aspetti, la capitale mondiale del cibo, oltre che il più grande Comune agricolo d’Italia e d’Europa”.