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Roma, periferie e infanzia: il divario dei diritti

Roma, periferie e infanzia: il divario dei diritti

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"La questione di distanza dal centro storico è una distanza di diritti, di opportunità, di futuro." Questa fotografia sociale descrive con chiarezza la frattura che attraversa Roma. Secondo le elaborazioni di Save the Children, sono esattamente 30.045 i bambini e gli adolescenti che crescono nelle cosiddette aree di disagio, pari al 7% di tutti i minori residenti nella Capitale. In queste aree di disagio socio-economico urbano, la marginalità geografica diventa esclusione dai servizi e riduzione delle opportunità di crescita.

A Roma ci sono più "Rome"

I dati confermano una città “spaccata a metà”: nelle zone più vulnerabili mappate da Istat, ben 32 zone, il 37,2% delle famiglie vive in condizioni di povertà relativa, una quota quasi doppia rispetto al resto del territorio. Questo non è solo un indicatore economico: significa meno accesso a nidi, tempo pieno, attività culturali e sportive, con effetti diretti sul rendimento scolastico e sulla partecipazione alla vita cittadina.

I quartieri più giovani — Lunghezza, Colle del Sole e Borghesiana — concentrano la presenza più alta di bambini, ma spesso mancano palestre, biblioteche, spazi educativi e trasporti adeguati. Così il disagio economico si traduce in povertà educativa, limitando le prospettive di mobilità sociale. Servono investimenti mirati: potenziamento del tempo scuola, presìdi socio-educativi di prossimità, mobilità capillare verso i poli culturali e sportivi, e partenariati pubblico-privati per rigenerare gli spazi. Ridurre il divario significa riportare al centro il diritto all’infanzia, perché la periferia non sia più sinonimo di distanza, ma di futuro possibile.