Roma ha il parco circolante più grande d’Italia, con oltre 1,8 milioni di auto. Eppure, sugli incassi da autovelox, la Capitale scivola al dodicesimo posto nazionale. Secondo l’analisi di Kodagons e Facile.it, tra il 2024 e il 2025 i proventi da eccesso di velocità si sono più che dimezzati: -52%, da 4,8 a 2,3 milioni di euro. Un dato controintuitivo per una metropoli di queste dimensioni.
Gli autovelox non fanno più paura...o forse sì
Il confronto con altre città è ancora più netto: in vetta c’è Firenze con 19,7 milioni di euro, seguita da Bologna (9,2). La sola Fiumicino incassa circa 7 milioni, pari a Milano. Eppure gli impianti capitolini funzionano: dai Velox ai moderni modelli 106 in dotazione alla Municipale, capaci di verificare anche assicurazione e revisione. La spiegazione è nell’effetto deterrente: le violazioni complessive calano di circa il 40% anno su anno perché, dopo la prima multa, gli automobilisti tendono a non ripetere l’errore.
Scenario però in rapida evoluzione: i nuovi sistemi tutor, attivi da fine dicembre 2025 su Viale Isacco Newton al Portuense e sull’Olimpica, stanno cambiando le carte in tavola. Le prime rilevazioni parlano di 125.000 multe staccate nei primi mesi, cui si sommano 30.000 sanzioni dei Velox tradizionali. Un’impennata destinata a far risalire i bilanci comunali e a chiudere la “tregua” per i portafogli degli automobilisti più indisciplinati, rilanciando il tema della sicurezza stradale e del rispetto dei limiti.