Garantire il funzionamento e la rete metropolitana di Roma in totale sicurezza era il compito di un supervisore cinquantenne dell’Atac. Ma un’indagine della Polizia Amministrativa e della Procura di Pazziale Clodio ha ricostruito una routine quotidiana sorprendente: turni solo “di badge” e assenze prolungate, in un contesto di controlli interni quasi inesistenti.
A Roma i maghi dei rimborsi
Secondo gli inquirenti, l’uomo si presentava in stazione, spesso a Battistini, intorno alle 16.30, per strisciare il badge e allontanarsi subito dopo. Dai riscontri emergeva poi il rientro a casa nel quartiere Massimina, in pieno orario di servizio, eludendo i doveri di supervisione sul campo e lasciando scoperte attività ritenute essenziali per la regolarità del servizio metro.
La ricostruzione è stata supportata da 3 mesi di pedinamenti e verifiche, durante i quali sarebbero stati monitorati spostamenti, tra cui cene con la famiglia in un fast food sulla Via Aurelia. Solo a tarda notte, secondo l’indagine, il dipendente rientrava in stazione a Eur Magliana per timbrare la fine turno alle 23.20, simulando una presenza mai avvenuta. Il caso riapre il tema dei controlli interni, della responsabilità dirigenziale e dell’impatto sulla qualità del servizio pubblico. Mentre l’azienda valuta azioni correttive, resta alta l’attenzione su procedure, tracciabilità e sistemi di verifica per prevenire nuovi casi di assenteismo organizzato.