Roma, il caso delle 11 pistole scomparse nel Corpo di Polizia Locale: cosa è successo davvero?
Ospite in collegamento: Gabriele Di Bella, segretario provinciale UGL LazioÈ diventato un vero e proprio giallo quello delle 11 pistole scomparse nel Corpo di Polizia locale di Roma. Si tratta di 11 Beretta calibro 9, ufficialmente “smarrite” o forse rubate. L’anomalia è emersa dal report ufficiale sulle armi del Comune di Roma, recentemente trasmesso al Prefetto e all’Assemblea Capitolina. Il timore di qualcuno, smorzato da fonti interne al corpo della polizia locale, è che quelle pistole possano ora essere nelle mani della criminalità.
Nel 2020 le armi in dotazione erano 2.500, ma con il nuovo piano di assunzioni e qualifiche, si è saliti a oltre 4.000 pistole. Ma proprio nel passaggio tra vecchie e nuove assegnazioni si è verificato il mistero: undici armi risultano ufficialmente scomparse. Possibili scenari? Smarrimenti mai segnalati, furti non denunciati, oppure, una banale mala gestione dei registri.
Milani (SULPL): "Boutade mediatica su dati fisiologici"
"Si è montata una tempesta in un bicchiere d'acqua, che qualcuno ha voluto trasformare in una boutade mediatica. La discrepanza di undici unità tra le armi acquistate ed in gran parte distribuite dal 2009 ad oggi ed il numero comunicato nella relazione annuale alla Prefettura è un dato fisiologico - ha sottolineato Marco Milani -. La polizia Locale di Roma Capitale manca di molte cose, a partire da una legge di riforma che la riconosca a tutti gli effetti come forza di Polizia ad ordinamento locale, quello di cui però non manca è la serietà e la capacità professionale dei suoi operatori".
Di Bella (UGL): "Servono le armerie"
Di parere completamente opposto è invece il segretario provinciale UGL Lazio, Gabriele Di Bella, che ha parlato di un rischio concreto e del timore che queste armi possano finire in mano a chissà chi. Il segretario ha poi posto l'attenzione sull'importanza delle armerie: "Esiste una sola armeria a Roma, ed è inadeguata: viene utilizzata come archivio. È una cosa inaccettabile, il sistema di custodia delle armi è rimasto fermo al palo e così non si comprende che chi deve garantire sicurezza pubblica, finisce per essere lui stesso esposto a rischi personali e giudiziari".