La rivoluzione delle farmacie comunali a Roma: da sportelli sociali a studi medici (ma non tutti sono d'accordo)
Ospite in collegamento: Nicola Franco, presidente VI Municipio di RomaI 45 presidi socio-sanitari della rete Farmacap di Roma si preparano, dopo anni di incertezza economica, ad una vera e propria rivoluzione. L'Assemblea capitolina del 9 ottobre ha, infatti, approvato le linee guida del nuovo contratto di servizio che prevederà, tra le altre, l'apertura di una nuova sede presso il centro commerciale Euroma2.
Ma non è tutto: oltre all’erogazione di farmaci, tamponi e vaccinazioni, saranno introdotti servizi di telemedicina, e programmi di teleassistenza e telecompagnia per anziani e persone fragili. Insomma, un nuovo modello che punta a trasformare le farmacie comunali da semplici punti vendita a veri e propri spazi di salute, prevenzione e inclusione sociale.
Farmacie come "punti di ascolto"
La novità più interessante riguarda gli sportelli di comunità: le 45 sedi Farmacap potranno trasformarsi in “presidi di ascolto e orientamento” per migranti, giovani (dai 16 ai 29 anni) e genitori. L'obiettivo del Campidoglio appare chiaro: restituire alle farmacie comunali il loro ruolo storico di presidio pubblico, specialmente nelle periferie. Ci saranno anche consulenze psicologiche e sociali per quanto riguarda l'inclusione attiva, oltre alla formazione per la cittadinanza attiva di quartiere.
Non tutti sono d'accordo: il VI Municipio dice no alla delibera
"Dopo anni economicamente difficili e la lunga battaglia per il risanamento, riteniamo che aggravare le reti Farmacap con così tanti servizi aggiuntivi sia un ulteriore spreco di denaro. Si tratta, tra l'altro, di servizi che hanno poco a che fare con l'obiettivo delle farmacie, si parlava addirittura di sportelli legali... a noi sembra ci sia un po' di confusione e quindi questo municipio ha optato per votare parere negativo alla delibera" spiega Nicola Franco, presidente del VI Municipio di Roma.
Anche il II Municipio è apparso critico, “Manca una strategia coerente”, scrivono gli uffici. Insomma tra dubbi e perplessità resta da capire che cosa diventeranno davvero le 45 farmacie capitoline.
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