Un intreccio di affari illeciti tra Roma, Viterbo e la Cina. È quanto emerge da una maxi inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia della capitale, che ha portato a 244 misure cautelari e al sequestro di oltre 93 milioni di euro.
Al centro dell’indagine, una rete di società fittizie che riciclava denaro proveniente dal traffico di droga attraverso il cosiddetto “metodo del denaro volante”, o “Fei Ch’ien”, un sistema di trasferimento internazionale che permette di spostare fondi senza passare per i canali bancari.
Tra gli indagati figurano Christian Vocaturo, già arrestato nel 2024 come contabile dei narcos di Tor Bella Monaca, e i fratelli Calì, considerati promotori della piazza di spaccio R10. A gestire il riciclaggio una coppia di coniugi cinesi, “Cesare” e “Lisa”, con base nel quartiere Esquilino.
Gli investigatori parlano di un sistema sofisticato che coinvolgeva imprenditori, consulenti e prestanome attivi nei settori della ristorazione e della logistica. Le accuse comprendono associazione per delinquere, riciclaggio, frode fiscale e autoriciclaggio. L’indagine ha svelato l’esistenza di un asse finanziario criminale che, partendo dai narcos romani, raggiungeva l’Estremo Oriente.