Sovraffollamento cronico, strutture vecchie e mancanza di arredi essenziali. È il quadro allarmante descritto dal garante per i diritti dei detenuti del Lazio Stefano Anastasìa dopo una visita al carcere di Rebibbia. In molte celle progettate per quattro persone vivono in sei e mancano persino le sedie per potersi sedere a mangiare. I detenuti sono spesso costretti a consumare i pasti in piedi. A pesare è soprattutto il numero delle presenze, con circa 1.670 detenuti a fronte di mille posti regolamentari. A questo si aggiungono problemi strutturali, come infissi risalenti agli anni Settanta e in alcuni casi privi di vetri, oltre a una carenza di personale sanitario ed educativo che rende difficile garantire assistenza adeguata. Una situazione definita drammatica e non più rinviabile.


