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"PREGHIERE DI FANGO": le fotografie di Errico Orsi in mostra a Roma

"PREGHIERE DI FANGO": le fotografie di Errico Orsi in mostra a Roma

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Con “Preghiere di Fango, le moschee di Argilla del Sahel” le fotografie di Errico Orsi, chirurgo e fotografo, sono in mostra a Roma, a Magazzino Scipioni, per sostenere i progetti medico-sanitari di Lazio Chirurgia Progetto Solidale, fino al 6 gennaio 2026.

Quando si scatta una foto, si rende immortale un qualcosa ed è proprio ciò che è successo con le foto di Errico Orsi, chirurgo romano e fotografo che ha saputo raccontare l’Africa, i suoi Paesi in guerra e le sue contraddizioni con foto in bianco e nero che ritraggono qualcosa di cui oggi resta pochissimo, le moschee di fango del Sahel, castelli di argilla incantati, con torri e guglie costruite con antiche tecniche, con mattoni fatti di argilla, paglia, sterco e che, dopo le piogge, ogni anno, dovevano essere rimesse in piedi, riparate, disfatte e ricostruite.

Nel 1997 il suo primo viaggio nel nord est del Burkina Faso, da qui il suo racconto di rispetto, di conoscenza e di ammirazione verso chi lotta, chi resiste, chi ha pazienza.

Queste sono stampe originali – ha detto Errico Orsi, chirurgo e fotografo - che documentano una realtà che probabilmente, o meglio quasi sicuramente, non esiste più. Queste foto non sono riproducibili. Oltre al fatto che ogni anno queste venissero ricostruite, e quindi ogni anno fossero diverse dall'anno precedente, in realtà sono diversi anni che per i problemi di geopolitica che incidono in modo particolare nel Sahel questa realtà non esiste più e non so neanche se esista più il villaggio”.

Le fotografie dalla tecnica che le rende uniche

Le sue stampe realizzate artigianalmente con una tecnica tradizionale sono rimaste in attesa per quasi 25 anni.

In queste fotografie c'è un'Africa ancestrale, un'Africa che non c'è più – sottolinea Nico Piro, scrittore, inviato di guerra del TG3, in dialogo con il Orsi durante il vernissage -. Sono fotografie fatte un quarto di secolo fa, con strumenti e mezzi che oggi sembrano vecchi di un secolo, cioè con la pellicola, con la stampa in camera oscura... Un'epoca diversa rispetto al digitale e tutto questo contribuisce a dare un grande fascino a questa testimonianza”.