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Ponti di comprensione: tra apparente inclusione, giudizi e pettegolezzi - con Angela Veltri (VIDEO)

Ponti di comprensione: tra apparente inclusione, giudizi e pettegolezzi - con Angela Veltri (VIDEO)

inclusione

Il concetto di inclusione, nonostante sia diventato centrale in molte discussioni a tema sociale e professionale, è ancora immerso in un vortice confusionario e incoerente. Si parla di accoglienza, apertura e predisposizione all’integrazione, ma dietro molte dichiarazioni pubbliche, si celano ancora marcati pregiudizi, pettegolezzi e divisioni. L’inclusione pertanto, sembrerebbe essere solo un’etichetta d’oro da sfoggiare, un’etichetta di comprensione apparente, dietro la quale il meccanismo di avvio di stereotipi e discriminazioni, è ancora attivo.

Inclusione: significato ed effetti positivi

La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, afferma che: “L’inclusione, in termini molto semplici, è dare l’opportunità agli altri di poter essere accettati all’interno della società, di un contesto, al di là della sessualità, della disabilità, al di là delle differenze economiche. Dare a tutti le pari opportunità: questo vuol dire inclusione, includere l’altro al di là di quello che ha o che non ha […] il problema sta a monte: essere incluso può generare tantissime cose positive: può dare un senso di appartenenza alla società, a un gruppo. Appartenere vuol dire relazionarsi. Essere incluso porta ad aumentare l’autostima, le competenze, ad avere una vita senza stress, senza ansia o depressione […]”.

Come spiegato dalla dottoressa quindi, uno degli effetti positivi generati dall’inclusione è l’aumento di autostima. Cosa accade nella situazione opposta? Cosa succede quando siamo esclusi da un contesto? “Tu non sei accettato - tu non vai bene!” queste sono le espressioni che rimbombano nella mente. Emerge un senso inadeguatezza frustrante in grado di influenzare la crescita individuale e quindi anche la capacità relazionale. Ma, a questo punto, sorge spontanea una domanda: perchè veniamo esclusi? A questo proposito Veltri sottolinea quanto tutto questo si possa generare nei confronti del più fragile o del più “buono”, del più introverso e da parte di chi magari in passato ha subito lo stesso trattamento, da parte di chi si sente insicuro e desidera mostrare di essere superiore, per non affrontare coraggiosamente il proprio stato d’animo. Chissà perchè poi, i bulli sono sempre in gruppo e non rigettano la loro frustrazione nei confronti del loro “pari” caratteriale, ma solo e sempre con il più fragili emotivamente.

Come promuovere l’inclusione?

Spesso accade che, difronte ad alcuni episodi di violenza o esclusione, alcuni genitori prendano immediatamente le difese del proprio figlio, scaricando la responsabilità sull’altro. Ma il problema non si risolve. Continua. E continua a propagarsi un modello esemplare di risoluzione delle situazioni completamente errato: il conflitto e, appunto, lo scarico di responsabilità.

Bisogna cercare “[…[ di risolvere la situazione - continua la dottoressa - perchè non siamo uno contro l’altro, siamo adulti. Insieme risolviamo il problema. ‘Mio figlio è colpevole?’ ‘Mio figlio non è colpevole?’ […] non importa, risolviamo in pace” per far si che episodi come questi non accadano più, affinché questi episodi possano davvero essere di insegnamento.”Andiamo più a fondo: quando si parla dei propri figli - dice - si parla inevitabilmente di una parte di se stessi, per cui se tu colpisci mio figlio, tu colpisci me!”. Molti quindi, preferiscono deresponsabilizzare se stessi, esaltando una componente narcisistica, piuttosto che mettersi in discussione.

Esclusione: gli effetti negativi

Anche l’ansia sociale può essere una grave conseguenza dell’esclusione di un bambino o di un adulto da un determinato contesto. “L’ansia sociale è - sottolinea Veltri - la paura del giudizio altrui. La paura delle persone, con le conseguenze di chiudersi, di non uscire, di cadere - nei casi più gravi - anche in depressione, di non avere una vita […] è una paura così profonda che blocca la persona e rimane sola. Questo è dovuto a traumi che possono succedere in famiglia, a scuola o in altri contesti”.