Pineta di Castel Porziano, il flagello dei pini attaccati dalla cocciniglia
Ospite in collegamento a Non solo Roma: Renato Santoni, Comitato "Ambiente Democrazia sovrana popolare"Con una distensione di circa 600 ettari, la tenuta di Castel Porziano è uno dei piccoli polmoni verdi della Capitale. 600 ettari di verde compromessi dalla cocciniglia tartaruga (un parassita che sta decimando le pinete del Tirreno) e dunque migliaia di pini abbattuti. Lo "spettacolo" è impietoso: lande deserte piene di ceppi di pino che vengono usati come combustibile. Il materiale di scarto generato dal taglio dei pini è infatti enorme.
Renato Santoni ha documentato tutto in video amatoriale che mostra chiaramente la situazione: un paesaggio desolato e desolante. "Hanno tagliato tutto, è tutto secco!" tuona Renato nel video, che si chiede: "È ovvio che ci sarà più caldo, meno ossigeno, ci rimette la nostra salute. Ai cittadini chi ci pensa? Perché tutto questo?".
Si parla intanto di un progetto di riforestazione dell’area della pineta con fondi Pnrr, in collaborazione con diverse università, il Cnr e la Città Metropolitana di Roma: sarebbero stati stanziati 3 milioni 200mila euro per i primi 80 ettari (quelli propriamente più centrali). Per un secondo lotto da 220 ettari che arriva fino al mare, a Capocotta, ci sarà nel 2025 un finanziamento di 88 milioni di euro.
Ma è anche vero che progetti di questo tipo non danno i frutti in qualche mese: una foresta impiega secoli per formarsi. Il pino domestico che siamo abituati a vedere nei nostri paesaggi proviene dall'Anatolia ed è stato diffuso dalla Roma antica in tutto il Mediterraneo. Per il progetto di riforestazione della Pineta sono stati scelti alberi del territorio, quali querce, lecci e macchia mediterranea.
"Quando si cominceranno a vedere alberi in salute non ci saremo più, perché è chiaro che bisognerà aspettare almeno 30/40 anni. Cosa lasciamo alle nuove generazioni? Questo chiedo alle istituzioni" ha concluso Renato Santoni.