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Piccole, grandi generazioni: tra imitazione ed influenze - con Angela Veltri (VIDEO)

Piccole, grandi generazioni: tra imitazione ed influenze - con Angela Veltri (VIDEO)

Generazioni

Gran parte dei bambini delle nuove generazioni, sembrerebbero oggi "bruciare le tappe", accelerando di gran lunga il loro sviluppo in ambiti come l'apprendimento, l'aspetto fisico e persino le loro aspettative sociali. Questo fenomeno è in parte alimentato dalla crescente esposizione ai social media, dove i più giovani sono costantemente a contatto con modelli di comportamento e ideali spesso irrealistici, ma anche estremamente influenti.

Da sempre è noto che i più piccoli, spinti dalla curiosità e dalla necessità di adattarsi, tendano ad imitare gli adulti. Oggi, in maniera esponenziale, anche le celebrità che seguono online, cercando di riprodurre stili di vita e atteggiamenti che non sono sempre adatti alla loro età. L'accesso a contenuti di ogni tipo, dalle mode ai trend, accelera la loro evoluzione, ma quali potrebbero essere davvero i rischi di questa tendenza?

La dottoressa Angela Veltri, psicoterapeuta, ha affermato che: “In generale il tempo vola: in ogni epoca, un giorno i nostri figli sono piccoli, il giorno dopo sono grandi. La società si evolve, si è evoluta, ma nell’evoluzione, si sono perse un po’ secondo me, le fila. La nostra vita è cambiata, abbiamo dei ritmi diversi, abbiamo esigenze e bisogni diversi, dovuti al fatto che dobbiamo mantenere un certo status economico sociale, non dico alto, ma medio, di sopravvivenza. Educare è difficile, partiamo da questo presupposto. I figli da sempre imitano le persone più grandi ed imitare significa avere un senso di appartenenza […]. Noi siamo un punto di riferimento per i nostri figli, siamo un modello, sin da quando sono piccoli. I bambini riprendono le espressioni di chi gli sta intorno, incamerano. Fino agli otto anni, non sanno cosa è giusto e cosa è sbagliato. Pertanto un primo modello siamo noi, ma ce ne sono tantissimi altri. C’è la televisione, c’è il telefonino e da questi si prende spunto”.

Le influenze esistono da sempre…

Un esempio lampante riportato dalla dottoressa è il classico abito visto in pubblicità. Desideriamo quell’abito perchè va di moda, perchè ce lo hanno tutti. E’ un discorso anche legato alla “chiacchierataomologazione. Ma come capire se nostro figlio o nostra figlia sta realmente bruciando le tappe o se si sta semplicemente adattando allo sviluppo o ancora, sta stimolando la sua curiosità?

Bisogna osservare, ascoltare - continua - parlare con nostro figlio. Anche se piccolo. I bambini capiscono, apprendono[…]”. Le influenze sono sempre esistite. Magari un tempo c’erano le super modelle con dei fisici da urlo o le attrici con i capelli d’oro. E volevamo tutti essere come loro. Ma è una fase che passa. Ad un certo punto riconosciamo di non poter essere come quell’attrice o come quella modella. C’è una bella differenza tra un momento, una fase passeggera, ed una immedesimazione continua. Quest’ultima potrebbe anche portare infatti alla non accettazione di se stessi, perchè crediamo in una nostra immagine idealizzata, non reale.

Come trovare un equilibrio?

La differenza sta nel giusto equilibrio tra tutte le cose. E nel rispettare le tappe dei bambini. Non dobbiamo dimenticare che per i bambini è importante giocare. E’ importante essere liberi […] purtroppo l’utilizzo dei social, dei videogame, se non è nel giusto equilibrio, spegne la creatività” - spiega la psicoterapeuta.

La consapevolezza che ci porta a capire che un capo che tutti hanno o qualcosa che tutti hanno, io non posso averla perché a me fa stare male, è il punto focale. Il giusto equilibrio quindi si raggiunge quando comprendiamo cosa ci fa stare bene e cosa ci fa stare male. A questo punto, diviene fondamentale, insegnare ai propri figli quelli che potrebbero essere i rischi. “Voglio il cellulare perchè ce l’hanno tutti”. “No, non puoi averlo perchè…”.

Bisogna spiegare le cose. Bisogna spiegarle in maniera adeguata e in base all’età del bambino. I bambini devono osservare il mondo, perchè è una preparazione ad essere adulti. E sappiamo tutti quanto stare al mondo sia spietato. I bambini devono capire che esistono anche i ‘NO’ e le cose spiacevoli. La curiosità porta a vedere tutto, ma ‘io ti spiego che questa cosa non si fa per un determinato motivo. Quindi è meglio non farla’. Poi anche la ribellione serve, per temperare il proprio carattere futuro. Ma al ‘monello’ bisogna spiegare fino a che punto può essere tale” - conclude.