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Piazza Risorgimento, 52,9°C: quando l’urbanistica crea un’isola di calore

Piazza Risorgimento, 52,9°C: quando l’urbanistica crea un’isola di calore

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A Roma scoppia il caso delle isole di calore dopo la misurazione di 52,9°C sulle sedute di Piazza Risorgimento. La segnalazione civica di Luca Laurenti è diventata virale, mostrando turisti costretti a cercare riparo all’ombra di pochi alberi sani e un suolo che irradia calore ben oltre il tollerabile.

Il nodo è progettuale e gestionale: la piazza, riqualificata a dicembre 2024, presenta ampie superfici dure e scarsa ombreggiatura. Nel frattempo l’amministrazione ha annunciato depavimentazione selettiva e futuri rifugi climatici, ma il divario tra linee guida e realtà è evidente. Servono correzioni immediate, oltre a pianificazioni di lungo periodo, per ridurre lo stress termico in un luogo strategico a ridosso dei flussi verso i Musei Vaticani. La politica climatica urbana richiesta non può limitarsi a convegni: occorrono cantieri operativi, monitoraggio e manutenzione.

Le soluzioni pratiche esistono: ombreggiamento temporaneo (vele, pergolati), sostituzione e cura delle alberature con irrigazione smart, sensori microclimatici per misurare il calore di superficie e comfort pedonale, e gestione dinamica degli spazi. Con la settimana più calda alle porte e picchi attesi di 37-38°C, l’intervento deve essere immediato. La priorità è rendere vivibile la piazza con ombreggiamento e irrigazione efficiente, poi consolidare la manutenzione post-opera: solo così il progetto urbano potrà davvero proteggere salute, turismo e qualità dello spazio pubblico.