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Pasolini, 50 anni dopo: perché possiamo ancora parlare di caso irrisolto? - VIDEO

Pasolini, 50 anni dopo: perché possiamo ancora parlare di caso irrisolto? - VIDEO

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Pasolini, 50 anni dopo: perché possiamo ancora parlare di caso irrisolto?

Ospite in collegamento: avv. Stefano Maccioni, legale della famiglia Pasolini

"Abbiamo perso prima di tutto un poeta e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo". Alberto Moravia parlava così durante l'orazione funebre di Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali italiani, assassinato il 2 novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia. Sono passati esattamente 50 anni. Mezzo secolo di verità giudiziarie, indagini, rivelazioni e smentite, eppure siamo ancora al punto di partenza: chi ha ucciso l'intellettuale quella sera?

Sì, perché quello che è emerso fino ad oggi non ha mai convinto davvero tutti. C'è un responsabile fin qui accertato: Giuseppe Pelosi, riconosciuto con sentenza definitiva quale colpevole dell'omicidio. Inizialmente condannato a 9 anni, 7 mesi e 10 giorni, Pelosi ha scontato in totale circa dieci anni di carcere, tra condanna e custodia cautelare. Si arriva poi al 7 maggio 2005: l'uomo, durante la trasmissione Ombre sul giallo di Franca Leosini, ritratta tutto: "Non sono io l’assassino di Pier Paolo Pasolini.

Pelosi, detto anche Pino la Rana, spiega in quell'occasione alla Leosini di aver atteso tanto a parlare per paura, sia per sé che per la sua famiglia. "Ora sono solo, non ho più famiglia, i miei sono morti. Ho 46 anni e pago sempre per quell’omicidio… E poi perché queste persone saranno morte probabilmente" dice. Malgrado gli anni trascorsi, però, non rivelò alcun nome.

Le piste battute fin qui

Nel corso di mezzo secolo si parlò di tutto: fu citato "Petrolio" (l'opera incompiuta di Pasolini sul controverso caso Enrico Mattei - Eugenio Cefis), le pellicole rubate di "Salò o le 120 giornate di Sodoma", gli articoli di "accusa" dello stesso Pasolini (come non ricordare Cos'è questo golpe? Io so, pubblicato sul Corriere della Sera appena un anno prima del suo omicidio).

Nel corso di questi anni, l'avvocato Stefano Maccioni ha intrapreso una vera e propria battaglia per la ricerca della verità e soprattutto per la riapertura del caso: "Non può essere stato Giuseppe Pelosi, almeno non solo lui. Sono implicate altre persone in questo caso e oggi lo sappiamo anche grazie alle prove scientifiche. Sono state trovate ben tre prove che potrebbero essere decisive nella ricerca dei colpevoli" spiega il legale.

Maccioni è autore del libro "Pasolini, un caso mai chiuso" e proprio da queste pagine prende ispirazione lo spettacolo teatrale che andrà in scena il 1 dicembre prossimo al Brancaccio di Roma. L'appuntamento è promosso da Cittadinanzattiva Lazio APS, da Round Robin Editrice e avrà il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e della Regione Lazio: "Un altro appuntamento importante per cercare di ricostruire una vicenda complessa della nostra storia. Benissimo celebrare ogni anno Pier Paolo Pasolini, ma come possiamo farlo se ci manca un pezzo? Qui manca la verità, quella che tutti vogliono" conclude Maccioni.