Femminicidio Kamenova: a Roma il processo punta sulla premeditazione
Ospite in collegamento: Francesco Baldini, "Civonline"Una sequenza ordinata di azioni, dall’attesa in un seminterrato alla scelta degli strumenti, sta indirizzando il procedimento per l’omicidio di Teodora Petrova Kamenova, uccisa il 15 maggio 2025 a Civitavecchia, verso l’ipotesi di una pianificazione accurata. In Corte d’Assise di Roma, l’ultima udienza ha spostato il baricentro dell’attenzione su ciò che ha preceduto l’aggressione: non un gesto isolato, ma passaggi concatenati che, secondo l’accusa, escluderebbero la reazione improvvisa.
Gli elementi al centro del dibattimento
Gli investigatori hanno ricostruito una scansione temporale precisa: l’acquisto in anticipo di un cacciavite e, a ridosso dei fatti, di un coltello da cucina; la forzatura della porta di un ripostiglio condominiale, trasformato in punto d’osservazione e d’attesa; infine l’aggressione, collocata in un contesto già predisposto. È questa concatenazione a rafforzare l’impianto accusatorio, che prospetta un’azione preparata e non estemporanea.
L’imputato e il contesto detentivo
In aula era presente l’imputato Jose Garman Varela Luna, assistito dall’avvocato Matteo Mormino. La partecipazione al dibattimento arriva dopo gli eventi avvenuti nel carcere di Viterbo, dove circa due mesi fa avrebbe tentato il suicidio: una circostanza che ha inciso sul clima processuale senza alterarne i contorni fattuali.
La Corte ha confermato la legittimazione dei familiari della vittima, tra cui madre e sorella, rappresentati dai legali Clelia Bulfaro e Lorenzo Mereu. In aula erano presenti anche realtà attive nella tutela dei diritti delle donne, a conferma della risonanza pubblica del caso a Roma e nel Lazio.
Le prossime tappe
Il procedimento riprenderà il 7 maggio, data in cui la fase istruttoria dell’accusa si avvierà alla conclusione. Dalle testimonianze già raccolte emerge una linea coerente: un’azione non improvvisata, costruita con metodo e condotta seguendo un piano definito.