Negli ultimi anni, dominati da una vera e propria rivoluzione di immagine, è sempre più diffusa la tendenza a ricorrere alla chirurgia o a specifici trattamenti come forma di “cura emotiva”, nel tentativo alle volte, di migliorare percezione di se stessi e la propria autostima. Uno studio pubblicato su PubMed, ha infatti evidenziato che a seguito di interventi estetici come chirurgia mammaria o rinoplastica, i pazienti hanno mostrato miglioramenti significativi non solo in termini di autostima ma anche di soddisfazione corporea, riduzione di ansia e depressione.
Gli effetti positivi, sono stati osservati già a tre mesi di distanza dall’intervento, mantenuti fino ad un anno circa. Ma la chirurgia o l’attenzione esagerata verso la cura di se stessi, in alcuni casi, può essere semplicemente uno strumento per coprire un bisogno emotivo?
Il dottor Gianfranco Fabiano, psicologo e psicoterapeuta, differenzia la forte esigenza di cambiamento, che nasce da uno stare male, dal semplice desiderio di migliorarsi con qualche accorgimento. “[…] noi quando parliamo di necessità, parliamo di bisogni da un punto di vista emotivo. Abbiamo bisogno di mangiare, di bere e nel momento in cui c’è un bisogno, un’esigenza forte da un punto di vista emotivo come ad esempio il cambiamento (quando non ci si sente bene con se stessi), questo ci può comunicare un qualche tipo di insicurezza […] compensata poi solo ed esclusivamente con un’azione esterna. Al contrario, è il piacersi di più che è un aspetto assolutamente importante del benessere e proprio del rapporto con se stessi […]”.
Come specificato dal dottore poi, in numerosi studi, si è evidenziato che oltre il 50% dei vari interventi di chirurgia che vengono effettuati nell’arco di un anno, sono il secondo, il terzo o addirittura il quarto. Questo ci mostra quanto, entrare in un circolo vizioso fatto di un ritocco dopo l’altro, possa ricondurre ad un eccessiva voglia di essere perfetti e quindi, a profonde insicurezze.
Il percorso più complicato, ma allo stesso tempo, il più importante, è indubbiamente quello verso la consapevolezza! “Dobbiamo sempre ricordarci che - aggiunge Fabiano - quando noi ci guardiamo allo specchio, quella che vediamo è una nostra percezione e non qualcosa di oggettivo. La nostra percezione va con le emozioni che abbiamo vissuto […]”.
Come provare a distaccarsi dai canoni imposti dalla società?
E’ sempre questione di equilibrio e responsabilità. Il dottore infatti sottolinea che in tutte le società, anche in epoche diverse, si imponevano numerosi canoni. “Sta alla persona, nella propria esperienza, ad integrare questi canone in maniera equilibrata verso se stessi” - conclude.