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Oltre il dolore: un viaggio di guarigione - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Oltre il dolore: un viaggio di guarigione - con Danyla De Vincentiis (VIDEO)

Dolore

La difficoltà nell’elaborare il dolore di una perdita, è un aspetto che tocca molti, manifestandosi spesso in un rifiuto o in un tentativo di negarlo. Vivere il lutto, infatti, non è un processo lineare, ma un cammino intricato che può essere bloccato dalla paura di affrontare il “vuoto”.

La nostra società, con la sua frenesia e con la sua, per così dire, urgenza di andare avanti, non sempre lascia spazio alla sofferenza, spingendo a minimizzare o sopprimere il dolore in nome della produttività e dell'apparente normalità.

Quali sono, quindi, le imponenti conseguenze di una mancata sofferenza? Quali sono le fasi da affrontare per elaborare definitivamente il lutto?

La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, premette innanzi tutto che esistono due diverse forme di lutto: “Dobbiamo mettere in primo piano il fatto che un conto è parlare di una persona che viene a mancare dopo una lunga malattia, un conto è parlare di una persona che viene a mancare dopo un incidente stradale o per un malore improvviso. Sono due situazioni completamente diverse proprio anche nel modo di elaborare ciò che sta accadendo. Di conseguenza, mentre nel primo caso, si tende ad avere del tempo per abituarsi all’idea, nel secondo è uno shock”.

Le fasi dell’elaborazione di un lutto

Tra le più importanti - spiega Danyla - c’è la prima fase, quella di Shock, che domina il momento in cui è appena accaduto il fatto. Spesso e volentieri ci troviamo ad essere frastornati, poco reattivi. Quello che accade è una situazione di blocco totale di quelle che sono le nostre capacità.

In seguito c’è la rabbia: spesso ce la prendiamo proprio con la persona scomparsa, con chi ci ha lasciato in quella condizione. E’ anche questa la fase della razionalizzazione. Perchè sia la rabbia che la razionalizzazione ci portano ad utilizzare la nostra parte cognitiva, non emotiva. Così determinati pensieri, aiutano a distoglierci dal dolore. La razionalità, in questo caso, ci viene in aiuto.

La terza fase, è la fase della tristezza, dello struggimento, quasi della disperazione. L’emozione della tristezza è necessaria perchè il nostro corpo ha bisogno di provare quella tristezza per poter elaborare e poi andare avanti. Quando però questa diventa ‘lasciarsi andare’, allora lì si trasforma in depressione.

Nella fase più bassa, l’ultima, il nostro organismo, la nostra mente, le nostre emozioni, si iniziano a riorganizzare, iniziano ad uscire fuori: è la conclusione dell’elaborazione”.

Stando alle parole della dottoressa, in sostanza, è fondamentale che l’uomo, per giungere ad una elaborazione effettiva, attraversi, con il proprio tempo, tutte le fasi. Nessuna esclusa. Ci sono delle persone infatti che a seguito di episodi molto traumatici, si fermano alla rabbia, quindi alla seconda fase. Cercano le cause, cercano i colpevoli, creano situazioni che possano permettere di pensare che la persona scomparsa sia ancora viva. Tutto questo perchè? Per evitare la tristezza. Errore. “Se quella fase non viene attraversata, rimane dentro di noi, come un irrisolto. E magari andremo ad elaborarla anche dieci anni dopo” - aggiunge.

Salutare una persona che non c’è più

Va detto che sin dai tempi più remoti, qualunque tipo di etnia, ha un rito di passaggio, un momento in cui si va a salutare la persona che non c’è più: una cerimonia, un funerale e moltissimo altro. Chiaramente, quel saluto, serve a noi. Serve a noi dire ciao, con il cuore. Il non passare questo momento di saluto, il non lasciare andare l’altro, può diventare anche questo, un grosso peso. Va detto però, che non c’è un luogo, non c’è un momento stabilito: ognuno di noi saluterà il proprio caro quando si sentirà pronto a farlo e nel luogo in cui per lui è opportuno farlo. Ma l’importante è farlo” - conclude.