Per gli Ocean Länd, la musica è qualcosa che va oltre i limiti del possibile. La voce e l’arte del suono infatti, si uniscono ai versi poetici, creando un’esperienza emotiva che supera di gran lunga la semplice esecuzione. Le parole, prendono vita attraverso il ritmo, la melodia e l’intensità del suono.
In questo contesto, a rendere il prodotto finale un’esperienza sensoriale a trecento sessanta gradi, è anche il concetto di unione, di collaborazione, di accostamento tra personalità e abilità completamente differenti.
Alessia Lombardi, voce degli Ocean Länd, ha affermato infatti che: “Le collaborazioni, le interazioni, da questo punto di vista sono fondamentali […] Credo che da soli, non soltanto nella vita, ma soprattutto nella produzione artistica, soprattutto quando facciamo qualcosa che ha a che fare con la comunità, perchè l’arte è qualcosa che ha a che fare con un gruppo di persone che genera identità, è impossibile che sia solo un individuo ad operare in questo settore […] E’ sempre un lavoro di squadra, che sia in due, che sia in quattro, in cinque, è sempre un lavoro di squadra”.
Nel documentario “20.000 Days on Earth” Nick Cave, cantautore australiano, diceva in sostanza che: “Quello che io faccio da solo nella mia stanza, quando lo propongo ai miei musicisti, prende vita. Prima è qualcosa di informe, qualcosa che non ha quasi senso di esistere. Quando gli altri mettono mano su quello che io ho creato in solitudine, allora inizia la magia. Quella è la vera musica, la vera arte”.
Le relazioni musicali esistono da sempre e, da sempre, hanno segnato la storia. Marco Alonzi, musicista degli Ocean Länd, ha precisato infatti che per lui alcune di queste sono relazioni ‘amorose’: “Ci sono anche altre relazioni, che definisco in un certo senso anche quelle amorose, pure se non in senso stretto. Possiamo pensare a Robert Plant e Jimmy Page, ai Led Zeppelin. Non erano fidanzati, però musicalmente erano più che sposati […] l’alchimia ha senso di esistere quando il pubblico se ne accorge, senza leggere interviste o vedere cose”.
Si tratta di sentirsi, senza necessariamente vedersi. Si tratta di alchimia pura, ed è quella che, pur non essendo amorosa nel vero senso della parola, regala emozioni a chi ascolta e si identifica in un’opera musicale. Gesti, coordinazione e sguardi, passano in secondo piano. Tutto va al di là. “E’ un sentire - aggiunge Alessia - che si genera dall’andare nella stessa direzione” e non è mai facile riuscirci. “All’inizio - racconta Marco - molti nostri colleghi andavano nella direzione contraria” - quindi camminare insieme anche con altri performer nello stesso progetto, è una grande fortuna.
Nell’opera artistico-musicale “Voice of a Fly - voce di mosca”, il primo grande collaboratore come spiega Alessia, “e’ mio nonno. Mio nonno è l’artefice di questo brano perchè io l’ho scritto mentre ero a lavoro, a scuola, il giorno in cui è venuto a mancare. Da lì ho capito che quel pezzo doveva venire fuori. Quindi siamo tornati in Ciociaria, abbiamo recuperato la sua chitarra, la sua Crucianelli che ha oltre cinquanta anni, l’abbiamo portata su a Firenze e abbiamo registrato questo pezzo”.
E’ un testo ricco di emozioni e cambiamenti. Un testo ricco di rabbia di fronte ad un vuoto che non riusciamo a colmare: quello di una persona che è andata via, ma che è presente in maniera impercettibile e delicata, come se fosse una voce di mosca…