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#Noncifermanessuno: il viaggio nelle università italiane tra fragilità, futuro e ascolto - con Luca Abete (VIDEO)

#Noncifermanessuno: il viaggio nelle università italiane tra fragilità, futuro e ascolto - con Luca Abete (VIDEO)

#noncifermanessuno

Un viaggio lungo dodici edizioni, con tappe da nord a sud Italia per ascoltare le fragilità, le paure ma anche l’intrepido coraggio dei giovani d'oggi. Il tour universitario di #NonCiFermaNessuno, la campagna sociale e motivazionale di Luca Abete, si conferma ancora una volta uno spazio di confronto autentico per oltre 3.000 studenti. Al centro, il ‘benegrazismo’, termine coniato da Luca e che rappresenta un vero e proprio nemico, invisibile ma pervasivo.

Quanti di noi alla domanda “Come stai?” rispondono con il fatidico “Bene, grazie”, senza considerare davvero le proprie emozioni, i disagi e le difficoltà? Si tratta di un’espressione che nel tempo è diventata automatica, perdendo l’essenza autentica e naturale.

La lotta al "benegrazismo" e la ricerca di autenticità

[…]questo viaggio che facciamo nel mondo dei ragazzi - dichiara Abete - è un viaggio basato appunto sull'ascolto ed è un esperimento di comunicazione sociale. Quindi cerchiamo di ascoltarli e di rigirare come stimolo, come dibattito, come occasione di confronto, le tematiche che emergono. E allora ogni anno abbiamo un claim diverso. Quest'anno: ‘Dimmi davvero come stai’, proprio per questo, perché durante gli incontri con i ragazzi, noi diamo la possibilità di raccontarsi e quando si raccontano, loro dicono ciò che vivono, dicono quello che è il loro momento.

Dopo la pandemia, dobbiamo dirlo, i ragazzi hanno cominciato a chiedersi davvero tanto, molto spesso, come stanno, e faticavano effettivamente a dare una risposta. Allora il claim di quest'anno incrocia proprio quella che è la loro sensibilità del momento e […] ho inventato un vocabolo che non esiste. Ho inventato questa parola ‘benegrazismo’, ovvero la risposta automatica che molto spesso si dà alla domanda ‘ehi ciao come stai?’ Un modo per individuare anche un nemico che è il benegrazismo, ma comunque anche, come dicevo prima, un'occasione effettivamente per cominciare a ragionare e a chiedersi davvero come stanno andando le cose. […]”.

I dati del disagio e la ricetta dei "primopassisti"

I dati emersi dai sondaggi nelle aule quest’anno, fotografano, catturano un importante disagio. ll 92% dei ragazzi infatti, vede il futuro lavorativo come un ostacolo; mentre l'87%, si sente abbandonato dalla politica.
Quale potrebbe essere dunque, la chiave giusta per restituire loro uno spirito motivazionale, senza però cadere nel finto ottimismo?

[…] l'obiettivo è questo: accorciare le distanze, evitare l'isolamento. […] noi parliamo di disagio giovanile, ma non è che gli adulti stiano meglio, vogliamo proprio essere sinceri. […] sono convinto che il disagio che vivono i ragazzi, lo vivono anche gli adulti in una forma naturalmente diversa perché diversi sono i contesti, le pressioni o le necessità che in base all'età si vivono. […] Il segreto per noi non esiste, la ricetta vincente non esiste, però esiste lo stimolo, esiste il contesto nel quale si può cominciare a creare un movimento. ‘Non ci ferma nessuno’, lo dice proprio la parola, è proprio un obiettivo, non tanto raggiungere quella meta ma cominciare a muoversi. […] dico sempre ragazzi: ‘siate primopassisti’, questo è un altro vocabolo che ho inventato io. Fate il primo passo, cominciate a muovervi, accorciate le distanze ed è questo poi il segreto perché ritrovandosi più vicini, i ragazzi si rendono conto che non sono soli, che ci sono altri ragazzi che vivono un contesto simile e magari si ispirano proprio all'esperienza di qualcuno che ce la sta facendo per ritrovare quella fiducia necessaria”.

Il cuore di questo format, come ricordato più volte da Luca, non sono le lezioni di vita o le conferenze, ma le ‘orecchie tese’, per ascoltare. E lui stesso, afferma di aver imparato ad ascoltare proprio grazie ai ragazzi, alle loro storie.

12 anni con loro mi hanno cambiato la vita - racconta -. Ho ritrovato quella dimensione che noi adulti molto spesso perdiamo, perdiamo di vista. Molti adulti dimenticano di essere stati ragazzi. Dimenticano tutti quei passaggi che sono magari anche normali, che restano anche se gli anni passano, anche se i decenni passano e ci ritroviamo forse a modificare il mondo dei ragazzi semplicemente perché ci siamo passati. Mentre invece l'ascolto, concede proprio quel grande privilegio di immergerti dentro, di ritrovarti anche tu ragazzo e risentire quelle emozioni positive o negative, quelle ansie, quelle paure che ogni ragazzo ha.

Allora quando un adulto si nutre di tutto quello che quando aveva vent'anni entrava nella sua testa, nel suo cuore, nelle sue giornate, secondo me un adulto migliora e questo è un passaggio bellissimo. Accorciare le distanze tra persone, ma anche tra generazioni. Dico sempre agli adulti che giudicano i ragazzi senza averli veramente mai ascoltati, ma dico sempre anche ai ragazzi che cominciate anche a confrontarvi con chi magari questo passaggio della vita l'ha già vissuto e forse da questo avvicinamento di generazioni può nascere qualcosa di proficuo per entrambi. […]mi ha colpito soprattutto, parlando in generale, il coraggio dei più deboli. Perché quando si è forti, quando si è sfacciati, magari prendere la parola davanti a 300 studenti, professori, lettori, con le telecamere che ti riprendono, la diretta, lo streaming. Ecco, prendere parola e raccontare dei frammenti della propria esistenza di cui la maggior parte delle persone terrebbe nascosti i dettagli, credo che sia una grande forma di coraggio. […] a Palermo una ragazza non vedente ci ha dato una lezione di vita. Ha parlato di un concetto che io poi stesso lì per lì ho elaborato con lei e con gli studenti in aula. Ha parlato di ‘vita piena’.

E questo concetto di vita piena, lei lo ha raccontato ma non perché se lo fosse preparato. Mentre parlava diceva che non aveva tempo per pensare al fatto che era non vedente. Ha detto ‘io riempio la mia vita di cose’”.

Verso l'evento di ottobre: il Premio #NonCiFermaNessuno

Nato nel 2021 in piena pandemia, il Premio #NonCiFermaNessuno non punta a celebrare il primo della classe, ma a mettere una lente d'ingrandimento su storie di coraggio silenti che possano diventare un propulsore di fiducia per gli altri.

“[…] In sei anni abbiamo veramente ascoltato tante storie, abbiamo premiato tantissimi ragazzi e avremo adesso ad ottobre un grandissimo evento in cui celebreremo i premiati di tutte le università italiane quindi un allargamento che è nato proprio in questa stagione 2026, non più soltanto gli studenti del tour ma tutti gli studenti, c'è stato un grandissimo riscontro da parte delle università un grandissimo entusiasmo da parte della CRUI, la conferenza dei rettori che patrocina questo evento, quindi sono molto contento di creare un piccolo imbuto dove confluiscono storie di coraggio che sono lì silenti che nessuno ha mai ascoltato e che noi ci siamo presi proprio questo impegno di valorizzare”.