Chi di noi non ha mai provato noia? Quella sensazione opaca, che si impone nei pomeriggi lenti, nelle riunioni interminabili, nei momenti in cui tutto sembra già visto. Ma cos’è davvero la noia? E’ mancanza di stimoli o è uno specchio reale che ci costringe a guardarci dentro quando il mondo fuori smette di distrarci?
La dottoressa Danyla De Vincentiis, psicologa e parent coach, afferma che alcuni studiosi definiscono la noia come: “[…] ‘uno stato emotivo caratterizzato da un desiderio non appagato, di fare o provare qualcosa di soddisfacente’. Qui torniamo ad un discorso importante: io non è che ad un certo punto, decido di essere annoiata […] la noia arriva, esattamente come tanti altri sentimenti che abbiamo, che proviamo e che non possiamo controllare. Noi però, possiamo gestire la noia. Quindi - è un - elemento che entra nella nostra vita e ci fa capire delle cose”.
Noia: nemica da combattere o alleata nascosta?
Spesso tendiamo a percepire la noia come un vuoto, un disagio o bisogno di senso con accezione prettamente negativa. Ma, stando alle parole della psicologa e parent coach, non è affatto così. Chiaramente, se si parla di uno stato d’animo protratto nel tempo che induce a inerzia, ignavia, apatia e depressione, è una questione ben diversa e seria, “ […] ma in se - aggiunge la dottoressa - è un campanello d’allarme come tutti i sentimenti che arrivano, come l’ansia, che ci fa capire che in quel momento, quello che stiamo facendo, con chi lo stiamo facendo e come lo stiamo facendo, in realtà non ci sta soddisfacendo come vorremmo”.
Angelina Mango canta, non a caso:
“[…]Eppure sto una Pasqua, guarda, zero drammi
Quasi quasi cambio di nuovo città
Che a stare ferma a me mi viene
la noia […]”.
Anche nel momento in cui sentiamo di annoiarci, il nostro cervello sta lavorando, ma in maniera diversa. La dopamina, neurotrasmettitore legato al soddisfacimento e alla ricompensa, infatti si riduce. La dottoressa porta l’esempio di quando siamo al telefono e scorriamo continuamente contenuti: qui la dopamina resta attiva e ci mantiene stimolati. Ma appena spegniamo lo schermo e non sappiamo cosa fare, ecco che arriva la noia: un disagio che innesca il desiderio di trovare qualcosa di gratificante per colmare quel vuoto. “Il problema - specifica ancora - non è stare bene. Tu puoi anche stare bene in quel momento. La noia è quando quello che c’è intorno a te, probabilmente non ti crea stimoli positivi e soddisfacenti per poter andare avanti”.
Questi stimoli poi, come affermato dalla professionista, possiamo cercarli solo ed esclusivamente se siamo da soli con noi stessi, anche annoiandoci, soprattutto annoiandoci.
Noia in famiglia, per genitori consapevoli
Nel contesto familiare, sappiamo bene che non esiste un manuale genitoriale, ma possiamo comunque provare a istradare i nostri figli a gestirla, non ad eliminarla. “E’ già parecchio tempo - continua la psicologa - che c’è questo andamento genitoriale - che fa in modo - che il figlio non si annoi, riempiendolo di attività: dalla musica, allo sport, alle varie attività che si possono fare […] e questo in realtà è un grande errore! Perchè è dalla noia che il bambino capisce verso cosa andare, quello che gli piace veramente, quello che lo porta ad uscire da una zona definita dal genitore e a costruire, scrivere, disegnare […] quindi lasciarlo libero di esprimersi però prima, inevitabilmente deve esserci la noia […]”.
Un messaggio nascosto: la noia è per noi fonte!
La noia è una ribellione silenziosa contro la superficialità. Richiede ascolto, stimoli e autenticità. “Vi auguro, a tutti, una buona ora di noia al giorno, che secondo me può aiutare!” - conclude.